L’eiaculazione può contribuire a diminuire il rischio di cancro alla prostata?

La ricerca suggerisce che la frequenza di eiaculazioni potrebbe avere un effetto protettivo contro il cancro alla prostata, mentre altri comportamenti sessuali non mostrano correlazioni significative.

Una recente revisione sistematica e una meta-analisi pubblicata su BioMed Central Cancer ha esaminato il potenziale legame tra attività sessuale e cancro alla prostata. Questa indagine, che ha coinvolto oltre 315.000 uomini, ha analizzato vari fattori, tra cui la frequenza dei rapporti, il numero di partner sessuali, l’età al primo rapporto e la frequenza di eiaculazioni. I risultati suggeriscono che la maggior parte dei comportamenti sessuali non presenta una correlazione significativa con il rischio di sviluppare un tumore, mentre una maggiore frequenza di eiaculazioni potrebbe avere un effetto protettivo.

Il ruolo delle eiaculazioni nella prevenzione

Un team di ricercatori iraniani ha realizzato questo studio con l’intento di aggiornare le informazioni riguardanti i fattori legati all’attività sessuale degli uomini, come la frequenza dei rapporti, il numero di partner sessuali, l’età al primo rapporto, la masturbazione e il numero di eiaculazioni, e il loro collegamento all’insorgenza del cancro alla prostata.

Incidenza del cancro alla prostata a livello globale

Il cancro alla prostata si colloca al secondo posto tra i tumori più frequentemente diagnosticati nel mondo e, nel 2022, è stato responsabile della quinta causa di mortalità tra gli uomini. Le proiezioni indicano che l’incidenza di questo tumore raddoppierà entro il 2040, passando da 1,4 milioni a 2,9 milioni di casi all’anno. I paesi con un indice di sviluppo umano elevato presentano tassi di incidenza più alti, fattore attribuibile principalmente all’invecchiamento della popolazione e all’aumento dell’uso dello screening tramite l’antigene prostatico specifico (PSA).

La protezione offerta dall’eiaculazione

La ricerca condotta ha comportato un’analisi approfondita degli studi già pubblicati, consultando database come PubMed, Web of Science e Scopus fino al 19 ottobre 2025. La coerenza dei dati è stata valutata attraverso statistiche I², mentre i pregiudizi di pubblicazione sono stati analizzati mediante i test di Begg e Egger. Alla fine di questo lavoro meticoloso, i ricercatori hanno selezionato 29 studi principali comprendenti un totale di 315.193 pazienti.

Dall’analisi è emersa un’associazione positiva, sebbene non significativa, per la frequenza dei rapporti sessuali, un numero elevato di partner e la frequenza di masturbazione. L’età più avanzata al primo rapporto ha mostrato un’associazione negativa, ma sempre non significativa. Tuttavia, una maggiore frequenza di eiaculazioni ha mostrato un effetto protettivo significativo.

Questi risultati indicano che la maggior parte dei comportamenti sessuali non è significativamente associata al rischio di sviluppare un cancro alla prostata. Nonostante ciò, una maggiore frequenza di eiaculazioni potrebbe conferire un effetto protettivo.

Le conclusioni del lavoro condotto dai ricercatori iraniani evidenziano la natura multifattoriale del cancro alla prostata e la necessità di ulteriori studi per chiarire il ruolo dell’attività sessuale nella prevenzione di questo tumore, che continua a rappresentare una problematica rilevante per la salute maschile.

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