Mentre la rivoluzione tecnologica avanza, emergono ostacoli significativi come le disuguaglianze nelle competenze e nell’accesso agli strumenti necessari.
Il futuro dell’AI nella sanità
Il 15 gennaio 2025, durante la presentazione di un nuovo report sullo stato della sanità, Hans Kluge, direttore regionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’Europa, ha descritto un futuro in cui l’intelligenza artificiale (AI) avrà un impatto profondo sulla salute pubblica. Kluge ha immaginato un mondo, tra dieci anni, in cui una madre in un villaggio remoto potrà ricevere diagnosi immediate tramite il suo smartphone, grazie a un sistema AI che parla la sua lingua e conosce la sua storia clinica. Ha anche delineato uno scenario in cui un’infermiera in una piccola clinica avrà accesso alle stesse tecnologie all’avanguardia dei grandi ospedali di città come Parigi o Stoccolma. Ogni operatore sanitario, dal volontario al chirurgo, avrà un assistente AI sempre disponibile, permettendo loro di concentrarsi maggiormente sui pazienti. Kluge ha sottolineato che questo futuro non è fantascienza, ma una possibilità concreta, a patto che venga costruito in modo responsabile, con valori etici ben definiti.
Disparità nell’integrazione dell’AI in Italia
In Italia, l’integrazione dell’AI nel settore sanitario è già in atto, ma la sua diffusione avviene a ritmi diversi. Secondo un’indagine condotta da Datanalysis e presentata a Milano il 14 gennaio 2025, durante l’evento “Noa: the Next-Gen Doctor”, emergono significative disparità. L’indagine ha coinvolto 2.000 medici e 1.000 pazienti cronici, restituendo un quadro di un sistema sanitario in evoluzione, ma caratterizzato da “forti dislivelli” nelle competenze e nell’accesso alle tecnologie. Tra i medici intervistati, l’83% degli specialisti e il 76% dei medici di medicina generale ritiene che l’AI cambierà radicalmente la sanità nei prossimi cinque anni. Tuttavia, l’adozione è ostacolata dalla complessità degli strumenti e dalla mancanza di competenze digitali, nonostante l’uso quotidiano di software gestionali.
Il panorama dei pazienti e l’uso dell’AI
Per quanto riguarda i pazienti, il panorama risulta più promettente. Il 79% di loro utilizza già strumenti digitali come app per la prenotazione, teleconsulto e dispositivi indossabili per il monitoraggio della salute. Inoltre, il 61% ha una conoscenza, seppur superficiale, dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario. La maggior parte dei pazienti (58%) si rivolge al proprio medico o centro sanitario con una frequenza di 3-5 volte all’anno, evidenziando un’interazione costante con il sistema e oltre il 50% è convinto che l’AI cambierà radicalmente il modo di ricevere cure.
Il valore del digitale nella medicina
Giuseppe Recchia, vicepresidente della Fondazione Tendenze Salute e Sanità, ha commentato che il valore del digitale non risiede nel replicare la medicina tradizionale, ma nel migliorarla, aumentando la qualità dell’assistenza e la continuità delle cure. Molti medici utilizzano l’AI per aspetti gestionali, ma la vera opportunità è nell’erogazione dell’assistenza stessa. L’AI, integrata in app e dispositivi, offre nuove possibilità di supporto e personalizzazione delle cure, rendendo il processo non solo più efficiente, ma anche più umano. Recchia ha affermato che il 51% dei pazienti crede che l’AI rivoluzionerà l’assistenza, e questa percentuale è destinata a crescere, poiché la rivoluzione è già in atto.
Opportunità e complessità delle tecnologie digitali
Stefano A. Inglese, esperto di politiche sanitarie, ha evidenziato come la rapida evoluzione delle tecnologie digitali e dell’AI presenti sia opportunità che complessità. L’ottimizzazione delle procedure e il supporto alle decisioni cliniche liberano tempo prezioso per i medici, permettendo loro di concentrarsi maggiormente sulla relazione con i pazienti. Tuttavia, per sfruttare appieno queste innovazioni, è fondamentale accompagnarle con una ristrutturazione dei modelli organizzativi, altrimenti si rischia di non utilizzare le potenzialità offerte.
Utilizzo dei software di gestione nella sanità
L’indagine ha rivelato che i software di gestione dell’agenda sono i più utilizzati dai medici, seguiti da piattaforme di comunicazione e servizi di teleconsulto. Inglese ha sottolineato che l’uso delle tecnologie digitali e dell’AI sta già trasformando il panorama sanitario, richiedendo il coinvolgimento della comunità medica nella regolamentazione e nello sviluppo di queste tecnologie. È essenziale fornire formazione adeguata sia ai professionisti che ai pazienti per garantire l’integrità dell’autonomia decisionale e promuovere un uso appropriato degli strumenti digitali.
Costruire un ecosistema digitale nella sanità
Luca Puccioni, CEO di MioDottore, ha confermato che l’azienda sta lavorando per costruire un ecosistema digitale che faciliti la comunicazione tra medici e pazienti. La recente indagine di Datanalysis dimostra come una gestione adeguata della tecnologia possa rendere la sanità più accessibile ed efficiente. Tuttavia, la sfida rimane quella di fornire ai professionisti e ai pazienti gli strumenti necessari per gestire l’intelligenza artificiale in modo proattivo.
Preoccupazioni sull’uso dell’AI
Infine, le preoccupazioni più diffuse tra i partecipanti all’indagine riguardano l’affidabilità delle diagnosi, la diminuzione dell’autonomia dei medici e la possibile sostituzione della figura del medico. Un dato interessante è che il 55% dei pazienti sarebbe disposto ad utilizzare strumenti digitali avanzati per il monitoraggio della salute, a condizione che siano facili da usare.

