Liste d’attesa nella sanità: Cartabellotta (Gimbe) chiede di rivedere le prescrizioni improprie

Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, esprime preoccupazione per la mancanza di dati utili sulla piattaforma delle liste d’attesa e sull’appropriatezza delle prestazioni sanitarie.

A quasi un anno dal lancio della piattaforma nazionale dedicata alle liste d’attesa, il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha espresso preoccupazione per la mancanza di dati utili. Durante il convegno “Adnkronos Q&A – Salute, prevenzione e risorse: le sfide“, tenutosi a Roma il 15 aprile 2026, Cartabellotta ha sottolineato che attualmente sono disponibili solo dati aggregati a livello nazionale, rendendo difficile valutare l’efficacia del decreto introdotto.

La situazione attuale delle liste d’attesa

Secondo Cartabellotta, l’architettura attuale della prescrizione e dell’erogazione dei servizi sanitari non è sufficiente a garantire un miglioramento nella riduzione delle liste d’attesa. Il presidente ha affermato che la questione non riguarda solo la cultura del professionista, ma anche la domanda dei cittadini. Molti pazienti, se i tempi di attesa sono considerati eccessivi, si rivolgono al settore privato o, in caso di difficoltà economiche, abbandonano completamente il sistema sanitario. Questo fenomeno ha reso la spesa “out of pocket” un indicatore inaffidabile delle mancanze nella protezione pubblica.

Cartabellotta ha evidenziato che, a un anno dal lancio della versione 1.0 della piattaforma, non ci sono dati regionali o aziendali disponibili, né informazioni dettagliate sulle differenze tra il settore pubblico e quello privato accreditato. La piattaforma dovrebbe fornire informazioni utili per identificare le difficoltà e attuare interventi correttivi, ma al momento l’unico dato disponibile è un aggregato nazionale, difficile da interpretare anche per gli esperti del settore.

La questione dell’appropriatezza delle prestazioni

Un altro punto sollevato dal presidente della Fondazione Gimbe riguarda l’appropriatezza delle prestazioni sanitarie. Sebbene non siano disponibili dati italiani specifici, la letteratura internazionale suggerisce che circa il 30% delle prestazioni di diagnostica ambulatoriale risulta inappropriato. Questo significa che il rapporto rischio-beneficio per il paziente non è ottimale. Contemporaneamente, un numero significativo di pazienti si trova in difficoltà nell’accedere ai servizi.

Cartabellotta ha sottolineato l’importanza di gestire la domanda in modo più efficace, non limitandosi solo ai professionisti. La crescente medicalizzazione della società influisce sulle decisioni di prescrizione e crea pressioni sui medici. Per affrontare questa situazione, è necessario rivedere le modalità di prescrizione e il nomenclatore delle prestazioni, al fine di garantire un accesso equo e appropriato alle cure.

Le parole di Nino Cartabellotta mettono in luce le sfide che il sistema sanitario italiano deve affrontare nel 2026 e la necessità di un approccio più integrato e informato per migliorare l’assistenza ai cittadini.

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