Il tema delle liste d’attesa nella sanità italiana continua a sollevare preoccupazioni tra i professionisti del settore. Antonio Magi, segretario generale del Sumai-Assoprof, ha recentemente discusso della situazione attuale riguardante le Case di comunità, che sono ancora in fase di attivazione, e della diminuzione degli specialisti disponibili sul territorio. La sua dichiarazione, rilasciata all’Adnkronos Salute il 22 aprile 2026, evidenzia una corsa contro il tempo per rendere operative queste strutture, che dovrebbero garantire un’assistenza sanitaria più efficace.
La situazione delle case di comunità
Magi ha sottolineato che le Case di comunità sono ancora in fase di avvio e che, in molti casi, si sta cercando di accelerare il processo per renderle operative. Queste strutture dovrebbero garantire un’assistenza sanitaria integrata grazie a team multiprofessionali e multidisciplinari. Tuttavia, la diminuzione del numero di specialisti sul territorio rappresenta una grande sfida. Magi ha avvertito che per ridurre le liste d’attesa, si rischia di comprimere il tempo dedicato a ciascun paziente, compromettendo la qualità dell’assistenza e il rapporto tra medico e paziente. Secondo il segretario del Sumai, l’aumento delle prestazioni non può avvenire a scapito della durata delle visite.
Le dichiarazioni del ministro della salute
Recentemente, il ministro della salute, Orazio Schillaci, ha ribadito l’importanza di ridurre i tempi di attesa e ha collegato questo obiettivo al rafforzamento della sanità territoriale. Ha affermato che l’80,9% delle visite specialistiche avviene nei tempi previsti dalla legge. Tuttavia, Magi ha contestato questa affermazione, affermando che i dati in possesso del sindacato non corrispondono a quanto dichiarato dal ministro. La realtà della sanità territoriale è ancora in fase di organizzazione e le Case di comunità sono lontane dall’essere completamente operative.
Le criticità strutturali della sanità
Un altro aspetto evidenziato da Magi riguarda le criticità strutturali come la medicina difensiva e la burocrazia, che gravano sull’attività clinica quotidiana. Il segretario del Sumai ha sottolineato la necessità di riformare il sistema di responsabilità professionale, eliminando l’azione penale per errori medici non dolosi, mantenendo però il diritto al risarcimento per i pazienti. Attualmente, la medicina difensiva costa circa 13 miliardi di euro all’anno, e se queste risorse fossero reinvestite nel Fondo sanitario nazionale, si potrebbero garantire prestazioni più appropriate.
Gestione dei pazienti cronici e disuguaglianze territoriali
Magi ha anche affrontato il tema della gestione dei pazienti cronici, evidenziando che la presa in carico di questi pazienti potrebbe alleggerire il sistema e ridurre le liste d’attesa. Tuttavia, la mancanza di specialisti e di una buona organizzazione sul territorio rappresenta un ostacolo significativo. Il segretario ha sottolineato che i medici di base non possono gestire da soli i pazienti complessi e ha proposto l’idea di équipe integrate per migliorare l’appropriatezza delle cure. Infine, ha richiamato l’attenzione sulle forti disuguaglianze territoriali, con differenze significative tra le varie Regioni, e ha sottolineato l’urgenza di attuare il Pnrr per garantire una riforma efficace della sanità. La scadenza del 30 giugno 2026 si avvicina, e senza i contratti per i medici del territorio, sarà difficile rispettare gli obiettivi prefissati.
