È una delle domande più comuni che i medici specialisti, come neurologi, neurochirurghi, fisiatri e ortopedici, si trovano a fronteggiare: “Dottore, posso andare a nuoto?”. In passato, la risposta era quasi sempre affermativa, con l’idea che il nuoto fosse benefico per la schiena. Tuttavia, le recenti ricerche scientifiche offrono una spiegazione più dettagliata riguardo a questa affermazione e a quali siano i limiti della stessa.
Il movimento come terapia
Una ricerca condotta su un campione di oltre cento pazienti con lombalgia cronica ha messo a confronto un programma di esercizi in acqua con trattamenti fisici passivi come la stimolazione elettrica transcutanea (TENS) e l’uso di infrarossi. Dopo tre mesi di trattamento, i pazienti che avevano partecipato a sessioni in piscina hanno mostrato una riduzione significativa della disabilità funzionale, con effetti positivi mantenuti anche a sei e dodici mesi.
Un altro studio ha confermato risultati simili, evidenziando come un programma di nuoto personalizzato, combinato con l’educazione terapeutica, abbia portato a un miglioramento della disabilità superiore rispetto a un programma di sola educazione sanitaria, dopo otto settimane di trattamento.
Questi risultati potrebbero far pensare che l’acqua abbia proprietà terapeutiche uniche. In realtà, l’ambiente acquatico funge principalmente da strumento che facilita il movimento. La spinta di galleggiamento riduce il carico sulla colonna vertebrale, rendendo più agevoli i movimenti che, sulla terraferma, potrebbero risultare dolorosi. Questo consente ai pazienti di recuperare gradualmente forza, mobilità e coordinazione, evitando di sovraccaricare le articolazioni.
Affrontare la paura del movimento
L’acqua gioca un ruolo importante anche nel contrastare la paura del movimento, che spesso accompagna la lombalgia cronica. Molti pazienti tendono ad evitare l’attività fisica per timore di aggravare il dolore, creando un circolo vizioso fatto di inattività, perdita di tono muscolare e aumento della sintomatologia.
Il nuoto e, più in generale, l’attività fisica in acqua sono efficaci nel rompere questo ciclo negativo. Le attuali linee guida internazionali sulla lombalgia non considerano il nuoto una panacea, ma lo inseriscono tra le possibili modalità di esercizio terapeutico, insieme ad altre attività come la camminata, gli esercizi di rinforzo del “core”, il Pilates e il tai chi.
Tuttavia, è importante notare che il nuoto non è necessariamente la scelta migliore per tutti. Alcuni pazienti con dolore acuto, limitazioni articolari significative o specifiche patologie della spalla potrebbero trarre maggiore beneficio da altre forme di attività fisica. Per coloro che non tollerano bene il carico sulla colonna vertebrale, l’acqua rappresenta spesso l’ambiente ideale per riprendere a muoversi.
L’analisi dei dati suggerisce che la questione non dovrebbe essere formulata come: “Il nuoto fa bene alla schiena?” ma piuttosto: “Qual è l’attività fisica che consente a questo paziente di muoversi in sicurezza e senza timori?”.
Per molti, la risposta sarà proprio il nuoto. Non perché l’acqua guarisca la lombalgia, ma perché rappresenta uno dei mezzi più efficaci e naturali per restituire alla colonna vertebrale ciò di cui ha più bisogno: il movimento.
