La recente iniziativa lanciata dall’American Federation for Aging Research (Afar) segna un passo significativo nella definizione delle Zone Blu, aree del mondo note per la loro eccezionale longevità. A partire dal 2025, i luoghi che aspirano a ottenere il riconoscimento di “case della longevità” dovranno rispettare criteri rigorosi e misurabili, stabiliti da un team internazionale di esperti in demografia e invecchiamento. Questo annuncio, che arriva dopo due decenni di dibattiti e tentativi di imitazione, introduce uno standard scientifico per le Zone Blu più celebri, come Nicoya in Costa Rica, Okinawa in Giappone e sei villaggi della Sardegna, nella regione dell’Ogliastra.
I criteri di valutazione scientifica
L’obiettivo di questo nuovo approccio è di sostituire l’uso improprio del termine “Zona Blu” con una definizione scientifica rigorosa. I ricercatori hanno identificato due parametri fondamentali: la presenza di una longevità insolitamente elevata dopo i 70 anni e un’alta probabilità di raggiungere i 100 anni, a condizione di aver superato i 70. Questi criteri, descritti come “una metrica di longevità e una di sopravvivenza”, mirano a catturare le peculiarità delle popolazioni longeve.
Gli scienziati prevedono che, in futuro, gli studi si allargheranno per includere anche la durata della vita in buona salute, ovvero gli anni vissuti in condizioni ottimali. È fondamentale, per il riconoscimento come Zona Blu, che i luoghi presentino dati amministrativi solidi a supporto delle loro affermazioni, permettendo l’accesso a ricercatori esterni per verificare le informazioni. Questo approccio mira a garantire che il termine “Zona Blu” non venga più utilizzato in modo generico, ma diventi sinonimo di validità scientifica.
Definizione e importanza delle Zone Blu
Secondo il nuovo protocollo, una località può qualificarsi come Zona Blu solo se il numero di centenari supera un parametro composito basato sui due indicatori demografici precedentemente citati, confrontato con tre dei paesi a più alta aspettativa di vita. Sebbene il numero di centenari rimanga un indicatore utile, non sarà più l’unico criterio per ottenere il riconoscimento.
S. Jay Olshansky, coordinatore dell’iniziativa, ha sottolineato come i criteri siano emersi da una collaborazione tra esperti con punti di vista differenti, ma uniti dalla volontà di rendere il concetto di Zona Blu scientificamente solido e accessibile. Questo consenso è stato stimolato dalla pubblicazione di un articolo che evidenzia la possibile scomparsa di alcune aree considerate Zone Blu.
Dan Buettner, National Geographic Fellow e uno dei pionieri del concetto di Zone Blu, ha dichiarato che fino ad ora il termine è stato utilizzato in modo impreciso, ma con l’introduzione di standard scientifici, si prevede un crescente interesse da parte dei ricercatori per studiare queste popolazioni eccezionali.
Implicazioni per la ricerca sulla longevità
La definizione delle Zone Blu basata su dati concreti rappresenta un’opportunità per approfondire le influenze biologiche e sociali sulla longevità e sulla salute. Steven N. Austad, direttore scientifico dell’Afar, ha evidenziato come questo nuovo approccio incoraggerà un rigoroso studio scientifico delle comunità longeve.
L’articolo pubblicato l’anno scorso su The Gerontologist ha già fornito una risposta esaustiva alle critiche riguardanti l’esistenza delle Zone Blu, dimostrando che l’età di queste popolazioni è stata validata secondo i più elevati standard della demografia moderna. Con l’implementazione di questi criteri, si attende un’evoluzione significativa nella ricerca sulla longevità, contribuendo a una comprensione più profonda delle dinamiche che caratterizzano queste straordinarie comunità.
