Malattia di Chagas preoccupa l’America Latina: 6 milioni di persone colpite

La malattia di Chagas colpisce 6 milioni di persone in America Latina, con un tasso di complicazioni cardiache gravi del 30% e una diagnosi spesso trascurata.

Secondo gli esperti, la malattia di Chagas rappresenta una vera e propria “bomba ad orologeria” per numerosi paesi, con un tasso di complicazioni cardiache gravi che colpisce circa il 30% delle persone infette.

Che cos’è la malattia di Chagas?

La malattia di Chagas è un’infezione parassitaria causata dal protozoo Trypanosoma cruzi, diffusasi prevalentemente in America Latina. Questa patologia è classificata come una “malattia tropicale negletta” e si associa spesso a contesti di vulnerabilità sociale. Se non trattata in modo tempestivo, può condurre a conseguenze fatali. La trasmissione avviene principalmente attraverso insetti appartenenti alla famiglia delle Triatominae, noti anche come “cimici dei letti”, che si nutrono di sangue umano. Questi insetti, attivi prevalentemente di notte, possono pungere la pelle in aree scoperte, come il viso, rilasciando feci contenenti il parassita. L’infezione avviene quando le persone si grattano o si toccano la bocca o gli occhi con le mani contaminate.

Nelle regioni endemiche, la modalità principale di contagio è la trasmissione vettoriale, ma il parassita può diffondersi anche tramite trasfusioni di sangue, trapianti, trasmissioni verticali durante la gravidanza e ingestione di alimenti contaminati.

La diffusione della malattia di Chagas

Attualmente, circa 6 milioni di individui convivono con l’infezione da Chagas in America Latina. Questa malattia sta diventando un problema crescente, poiché può manifestarsi in modo improvviso, causando danni al cuore. Secondo quanto riportato da David Moore, professore di malattie infettive presso la London School of Hygiene & Tropical Medicine, molti contraggono l’infezione da bambini, specialmente nelle aree rurali, e possono rimanere portatori per tutta la vita senza un trattamento adeguato.

Questo fenomeno ha portato a una vera e propria “bomba a orologeria” per la salute pubblica, poiché i soggetti infetti possono sviluppare malattie cardiache decenni dopo l’infezione. Con l’aumento delle migrazioni, la malattia ha superato i confini delle zone rurali, trovando nuove vie di trasmissione nelle aree urbane, come il consumo di cibi contaminati e la trasmissione da madre a figlio durante la gravidanza.

Tra le persone infette, si stima che circa il 30% svilupperà gravi complicazioni cardiache, tra cui ictus, aritmie e insufficienza cardiaca, a causa del progressivo ingrossamento e indebolimento del muscolo cardiaco. Gli esperti avvertono che i trattamenti disponibili, come benznidazolo e nifurtimox, sono altamente efficaci se somministrati precocemente, ma solo il 30% dei pazienti è consapevole della propria condizione.

La diagnosi della malattia di Chagas

Stando ai dati forniti dall’OMS, in molti paesi meno di una persona su dieci infette riceve una diagnosi, e in alcuni casi, meno di una su cento. La trasmissione orale, che avviene attraverso l’ingestione di alimenti contaminati da feci di insetti, è diventata la modalità più comune in Brasile, rappresentando oltre la metà dei casi acuti nel paese, secondo i National Institutes of Health degli Stati Uniti.

La diagnosi spesso avviene in modo casuale, durante screening per donazioni di sangue o controlli per trapianti. Attualmente, solo il 10-20% delle persone infette in America Latina riceve una diagnosi formale, lasciando circa l’80-90% della popolazione ignara della propria condizione.

Quando una donna incinta è portatrice del parassita, questo può attraversare la placenta e infettare il feto, con una percentuale di trasmissione congenita che varia dal 5 al 10%. La maggior parte delle donne infette non presenta sintomi, il che rende difficile la rilevazione delle gravidanze a rischio. Anche se esistono programmi per affrontare questo problema, la loro implementazione è tutt’altro che universale. La trasmissione congenita è diventata la principale modalità di contagio, evidenziando l’urgenza di un sistema di screening efficace per le donne in gravidanza a rischio.

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