Mamme over 35 anni e procreazione medicalmente assistita: uno studio rivela nuove opportunità

Importanti sviluppi nella qualità degli ovociti per donne over 35 potrebbero rivoluzionare la fecondazione assistita, secondo una ricerca pre-clinica di Ovo Labs.

Una recente ricerca pre-clinica ha portato a importanti sviluppi nella qualità degli ovociti per le donne over 35, aprendo nuove prospettive per la fecondazione assistita. Antonio Pellicer, fondatore di Ivi, sottolinea che se i risultati verranno confermati, potrebbero segnare una vera e propria svolta nel campo della medicina riproduttiva.

Scoperte significative nella ricerca sulla fertilità

Il 5 febbraio 2026, il quotidiano britannico The Times ha riportato un innovativo studio condotto da Ovo Labs, un’azienda biotech con sedi a Londra e Monaco di Baviera. La ricerca si è focalizzata su uno dei principali ostacoli della fecondazione in vitro (IVF), ovvero il deterioramento della qualità degli ovociti con l’avanzare dell’età. Gli scienziati hanno esaminato oltre 100 ovociti umani donati da donne di età compresa tra 22 e 43 anni, riscontrando un notevole incremento della qualità: la percentuale di ovociti cromosomicamente idonei è passata dal 47% al 71%. Questo miglioramento è stato raggiunto attraverso interventi su specifici meccanismi cellulari che regolano la corretta separazione dei cromosomi prima della fecondazione.

Il gruppo di ricerca ha evidenziato che l’età materna influisce negativamente sulla qualità ovocitaria, aumentando il rischio di anomalie cromosomiche, una delle cause principali di insuccesso nei trattamenti di IVF. La metodologia sviluppata, denominata EmbryoProtect, si concentra sul rafforzamento di una proteina presente naturalmente negli ovociti, senza alterare il patrimonio genetico né fermare il processo di invecchiamento biologico.

Implicazioni per la salute riproduttiva in Italia

Il tema della fertilità è di particolare rilevanza in Italia, dove l’età media alla prima maternità ha raggiunto i 33,8 anni e il numero medio di figli per donna è di 1,18, uno dei più bassi in Europa. Le donne italiane si trovano spesso a dover affrontare le conseguenze biologiche del rinvio della genitorialità, influenzato da fattori sociali, lavorativi ed economici. Antonio Pellicer, professore di Ostetricia e Ginecologia all’Università di Valencia, ha dichiarato che i risultati ottenuti potrebbero rappresentare un cambiamento significativo, poiché fino ad oggi non erano disponibili strumenti per intervenire sulla qualità ovocitaria.

Gli esperti di Ivi avvertono, tuttavia, che è necessario procedere con cautela. I risultati attuali sono ancora in fase pre-clinica e non sono stati pubblicati su riviste scientifiche sottoposte a revisione paritaria. Sarà fondamentale validare questi dati attraverso studi clinici controllati per determinarne la sicurezza e l’efficacia.

Prospettive future nella medicina riproduttiva

La comunità scientifica si mostra cauta ma ottimista riguardo a queste scoperte. Se confermati, i risultati potrebbero ampliare le possibilità della medicina riproduttiva, stimolando un dibattito sul ruolo dell’innovazione scientifica nell’affrontare le sfide legate all’età materna. La ricerca di soluzioni etiche e responsabili per superare i limiti biologici rappresenta una priorità per i professionisti del settore, che continuano a lavorare per migliorare le opportunità di maternità per le donne di oggi.

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