Il tema dell’ordine e del disordine non riguarda solo l’aspetto fisico degli spazi, ma si intreccia profondamente con la nostra psiche. Annamaria Giannini, direttrice del Dipartimento di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma, ha analizzato questo fenomeno, sottolineando come la necessità di controllo possa influenzare il nostro modo di vivere e interagire con l’ambiente circostante.
Il bisogno di controllo e la sua manifestazione
Giannini ha spiegato che le persone ordinate tendono a manifestare un forte bisogno di controllo nella loro vita quotidiana. Questo si traduce nella necessità di mantenere gli oggetti in un certo ordine e di organizzare eventi in modo preciso per avere una sensazione di gestione della realtà. Tuttavia, quando questo bisogno diventa eccessivo, può sfociare in disturbi come il disturbo ossessivo-compulsivo. In tali casi, il controllo sugli oggetti diventa rigido, e anche le più piccole variazioni nell’ordine stabilito possono generare un notevole disagio. Al contrario, chi vive in un ambiente disordinato può mostrare una scarsa tolleranza per l’organizzazione, percependo l’ordine come un vincolo e una forma di oppressione. Giannini ha osservato che, in alcuni casi, questa inclinazione al disordine è associata a personalità più creative, caratterizzate da immaginazione e originalità. Tuttavia, quando il disordine diventa cronico, può essere sintomo di stati d’ansia o depressione, rendendo difficile la gestione degli spazi.
Decluttering e il fenomeno del riordino
Esistono diverse sfumature tra ordine e disordine, come evidenziato dalla psicologa. Da un lato, ci sono individui che accumulano oggetti senza riuscire a separarsene, dall’altro, quelli che tendono a liberarsi continuamente del superfluo. Giannini ha fatto riferimento al fenomeno del “decluttering“, una pratica sempre più popolare che mira a liberare gli spazi e la mente da ciò che non è più necessario. Questo approccio non solo facilita l’ordine fisico, ma offre anche un senso di leggerezza e benessere mentale.
Il decluttering è diventato un vero e proprio trend, reso celebre dalla scrittrice giapponese Marie Kondo, autrice di opere come “Il magico potere del riordino“. Il suo metodo, ispirato alla filosofia zen, collega l’organizzazione degli spazi domestici al benessere personale. Secondo Kondo, riordinare non è solo una questione di estetica, ma un modo per rafforzare la fiducia in sé, liberare la mente e ridurre l’attaccamento al passato. Tuttavia, recentemente Kondo ha rivisto il suo approccio, passando da un minimalismo rigido a una visione più flessibile. Ha enfatizzato l’importanza di piccoli gesti quotidiani che contribuiscono al benessere, come ascoltare musica al mattino, gustare una tazza di tè speciale o profumare l’ambiente con oli essenziali.
Riflessioni sul disordine e la creatività
Il disordine, secondo Giannini, può anche riflettere una personalità creativa, dove la mancanza di organizzazione diventa un modo per esprimere la propria individualità. Tuttavia, è importante trovare un equilibrio. Se il disordine diventa eccessivo, può portare a difficoltà nella gestione della vita quotidiana e a stati di malessere. La psicologa avverte che, sebbene il disordine possa essere visto come un segno di libertà e creatività, è fondamentale prestare attenzione ai segnali che il nostro ambiente ci invia. Un ambiente troppo caotico può influenzare negativamente il nostro stato d’animo e la nostra capacità di concentrazione.
In questo contesto, l’approccio di Kondo e il concetto di decluttering assumono una nuova dimensione, non solo come pratiche di riordino, ma come strategie per migliorare il benessere psicologico. La ricerca di un ambiente ordinato si traduce in un percorso verso una vita più serena e soddisfacente, dove il controllo e la spontaneità possono coesistere in armonia.
