Melanoma, Ascierto: “L’immunoterapia offre nuove speranze per il 50% dei casi gravi”

Il meeting della Società Campana di Immunoterapia Oncologica a Napoli discute i progressi e le innovazioni nel trattamento del melanoma, evidenziando l’importanza dell’immunoterapia.

A Napoli, dal 20 febbraio 2026, si svolge il meeting annuale della Società Campana di Immunoterapia Oncologica (Scito), evento che riunisce esperti del settore per discutere i progressi nella lotta contro il melanoma. Questo incontro rappresenta un’importante opportunità per approfondire le innovazioni terapeutiche che hanno rivoluzionato la gestione di questa malattia, storicamente associata a scarse possibilità di sopravvivenza.

Il cambiamento nel trattamento del melanoma

Fino a pochi anni fa, una diagnosi di melanoma metastatico era sinonimo di pessimismo, con un’aspettativa di vita che si misurava in pochi mesi. Tuttavia, grazie ai recenti sviluppi nell’immunoterapia, la situazione è radicalmente cambiata. Oggi, il sistema immunitario dei pazienti non è più un semplice spettatore, ma gioca un ruolo cruciale nel combattere la malattia. I dati parlano chiaro: quasi il 50% dei pazienti in stadio avanzato ha ora prospettive di vita migliori.

In Campania, i ricercatori sono attivamente coinvolti in trial clinici di rilevanza internazionale, che spaziano dai vaccini terapeutici alla terapia cellulare Til, fino all’uso di virus e batteri oncolitici. Questo meeting offre l’opportunità di fare il punto sui risultati ottenuti e sulle nuove frontiere dell’immunoterapia, in particolare per quanto riguarda il melanoma.

I risultati della ricerca e le nuove speranze

Paolo A. Ascierto, presidente della Scito e della Fondazione Melanoma, nonché professore di Oncologia all’Università Federico II di Napoli, ha sottolineato i significativi progressi ottenuti nel trattamento del melanoma. “Negli ultimi anni, i risultati clinici dell’immunoterapia sono stati straordinari”, ha dichiarato Ascierto. La sopravvivenza a 5 anni per i pazienti con melanoma in stadio IV, prima inferiore al 10%, ha visto un incremento notevole grazie all’introduzione di inibitori dei checkpoint immunitari.

Lo studio clinico CheckMate 067 ha evidenziato che l’associazione di due farmaci immunoterapici, nivolumab e ipilimumab, ha portato a una sopravvivenza globale a 10 anni del 43%. Inoltre, per i pazienti che raggiungono una risposta completa, la probabilità di sopravvivenza a 5 anni supera l’85%. Anche in casi complessi, come le metastasi cerebrali asintomatiche, i tassi di risposta sono aumentati fino al 50%, un risultato impensabile solo un decennio fa.

Le nuove frontiere dell’immunoterapia

Gli esperti sottolineano che l’immunoterapia non si limita a salvare i pazienti in fase avanzata. Una delle aree più promettenti è rappresentata dalla terapia adiuvante e neoadiuvante, che prevede la somministrazione di trattamenti prima o subito dopo un intervento chirurgico. Questo approccio mira a “addestrare” il sistema immunitario a riconoscere e combattere eventuali cellule tumorali residue. I risultati dello studio CheckMate 238 mostrano una sopravvivenza libera da recidiva a 3 anni del 58%, evidenziando l’efficacia di queste nuove strategie terapeutiche.

Ascierto ha descritto l’immunoterapia come un “personal trainer” per il sistema immunitario, che consente alle cellule T di identificare il tumore come un nemico da eliminare. Questo non solo migliora l’efficacia del trattamento, ma crea anche una “memoria immunologica” che protegge i pazienti nel tempo.

Le sfide future nella ricerca

Nonostante i risultati incoraggianti, la ricerca continua a fronteggiare delle sfide. Tra il 30 e il 50% dei pazienti non ottiene ancora una risposta ottimale o sviluppa resistenza ai trattamenti. Ascierto ha evidenziato l’importanza di comprendere perché alcuni sistemi immunitari necessitino di un “potenziamento” e come sia possibile personalizzare ulteriormente le terapie per migliorare i risultati.

Il meeting della Scito a Napoli rappresenta quindi non solo un momento di celebrazione dei progressi già compiuti, ma anche un’opportunità per riflettere sulle strade future da percorrere nella lotta contro il melanoma e altre forme di cancro.

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