Melanoma uveale metastatico: il ruolo di Tebentafusp nella sopravvivenza a 5 anni

Il Congresso 2026 dell’American Association for Cancer Research ha presentato dati promettenti sull’uso di tebentafusp nel trattamento del melanoma uveale metastatico, raddoppiando la sopravvivenza a cinque anni.

Il Congresso 2026 dell’American Association for Cancer Research (Aacr) ha ospitato la presentazione di dati significativi riguardanti il trattamento del melanoma uveale metastatico, una forma di cancro con prognosi sfavorevole. I risultati, forniti da Immunocore Holdings, hanno rivelato che l’uso di tebentafusp ha raddoppiato la probabilità di sopravvivenza a cinque anni nei pazienti affetti da questa patologia. L’evento si è tenuto a San Diego, negli Stati Uniti, il 20 aprile 2026.

Il contesto del melanoma uveale metastatico

Il melanoma uveale metastatico rappresenta una delle forme più aggressive di melanoma, caratterizzato da una prognosi infausta. Storicamente, i pazienti affetti da questa condizione presentano un tasso di sopravvivenza a cinque anni inferiore al 5%. Con l’introduzione di tebentafusp, un innovativo farmaco immunoterapico, si è aperta una nuova era nel trattamento di questo tipo di cancro. I dati presentati al Congresso hanno dimostrato che il tasso di sopravvivenza globale (Os) nel gruppo trattato con tebentafusp è risultato pari al 16%, rispetto all’8% del gruppo di controllo, evidenziando un significativo miglioramento delle prospettive di vita per i pazienti.

I dettagli dello studio clinico

Lo studio clinico di fase 3 ha coinvolto un totale di 378 pazienti, suddivisi in due gruppi: il primo ha ricevuto tebentafusp (252 pazienti), mentre il secondo ha seguito il trattamento scelto dall’investigatore (126 pazienti, di cui l’82% ha assunto pembrolizumab). I risultati hanno mostrato una sopravvivenza globale mediana di 21,6 mesi per il gruppo trattato con tebentafusp, rispetto ai 16,9 mesi del gruppo di controllo. Le curve di sopravvivenza, analizzate attraverso il metodo di Kaplan-Meier, hanno evidenziato un distacco precoce e persistente, confermando l’efficacia del trattamento nel lungo termine.

Le dichiarazioni degli esperti

Paul Nathan, oncologo medico presso il Mount Vernon Cancer Centre nel Regno Unito, ha sottolineato l’importanza di questi risultati, affermando che per la prima volta è possibile discutere con i pazienti di prospettive di sopravvivenza a lungo termine. Mohammed Dar, Chief Medical Officer di Immunocore, ha aggiunto che i dati confermano tebentafusp come standard di cura di prima linea per i pazienti positivi a HLA-A*02:01 affetti da melanoma uveale metastatico. Ha evidenziato come il beneficio in termini di sopravvivenza sia stato osservato anche in pazienti con fattori prognostici sfavorevoli, come tumori di grandi dimensioni e malattia extraepatica.

Risultati e impatti clinici

Un aspetto significativo emerso dallo studio riguarda la continuità del trattamento. Un numero maggiore di pazienti nel gruppo tebentafusp ha continuato la terapia anche dopo la progressione tumorale, con una percentuale del 57% rispetto al 25% del gruppo di controllo. Questo ha portato a un tasso di riduzione tumorale quasi sette volte superiore, evidenziando l’importanza della continuità terapeutica. Inoltre, i pazienti che hanno proseguito il trattamento hanno mostrato una sopravvivenza post-progressione prolungata, suggerendo che la gestione attiva del trattamento può migliorare ulteriormente le prospettive di vita.

Indicatori molecolari e prognosi

I dati hanno anche rivelato che una maggiore sopravvivenza globale nei pazienti trattati con tebentafusp era associata a livelli non rilevabili di ctDNA al basale o a una riduzione del ctDNA superiore al 50% entro la nona settimana. Tra i pazienti valutabili, il 71% di quelli sopravvissuti per oltre cinque anni presentava ctDNA non rilevabile, indicando un potenziale biomarcatore per la risposta al trattamento. Le riduzioni del ctDNA sono state osservate in tutte le categorie RECIST, suggerendo che la risposta molecolare precoce potrebbe essere un indicatore più sensibile dell’efficacia di tebentafusp rispetto alle misurazioni radiografiche tradizionali.

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