La presidente dell’Associazione Italiana Pazienti con Malattie Mieloproliferative, Antonella Barone, ha recentemente sottolineato l’importanza del nuovo Jak inibitore momelotinib per i pazienti affetti da mielofibrosi. Durante un incontro con la stampa tenutosi a Milano il 28 gennaio 2026, organizzato da GSK, Barone ha evidenziato come questo trattamento orale possa rappresentare una significativa opportunità per i pazienti, contribuendo al recupero dell’autonomia e dell’indipendenza.
Il ruolo del momelotinib nella terapia della mielofibrosi
Antonella Barone ha dichiarato che il momelotinib offre ai pazienti affetti da mielofibrosi una chance di migliorare la propria qualità di vita. Questo inibitore, infatti, consente di affrontare le difficoltà legate alla malattia, come l’anemia e la splenomegalia, che comportano un ingrossamento della milza e difficoltà nel nutrirsi adeguatamente. La presidente dell’AIPAMM ha messo in evidenza come molti pazienti si trovino in una situazione di grande affaticamento, incapaci di svolgere le normali attività quotidiane a causa dei sintomi debilitanti della malattia, inclusi i dolori ossei e la necessità di trasfusioni.
Barone ha aggiunto che l’assistenza ai pazienti richiede anche il supporto di un caregiver, il che implica un notevole impegno di tempo e organizzazione. La presidente ha quindi sottolineato l’importanza di sviluppare ulteriormente la ricerca per trovare soluzioni efficaci per questa patologia, poiché attualmente l’unica opzione curativa disponibile è il trapianto di cellule staminali emopoietiche.
Le esigenze dei pazienti e l’importanza della donazione
Nel suo intervento, Barone ha evidenziato che la mancanza di un farmaco risolutivo per la mielofibrosi richiede un’attenzione particolare da parte della ricerca. Molti giovani affetti da questa malattia si trovano a dover pianificare il loro futuro, e la presidente ha richiamato l’attenzione sulla necessità di avere più donatori di cellule staminali. Ha anche sottolineato l’importanza di sensibilizzare il pubblico riguardo alla donazione, affinché ci sia una maggiore disponibilità di risorse per i pazienti in attesa di trapianto.
Inoltre, Barone ha evidenziato un aspetto cruciale: la conoscenza della malattia da parte delle istituzioni. È fondamentale che venga riconosciuto il carico che la mielofibrosi comporta per i pazienti e i loro caregiver, affinché possano ricevere un’assistenza adeguata e concreta. La presidente ha concluso il suo intervento esprimendo preoccupazione per i casi in cui i pazienti non ricevono il supporto necessario a causa della mancanza di consapevolezza sui reali oneri legati alla malattia.
L’incontro di Milano ha rappresentato un’importante occasione di confronto sulle nuove terapie per i tumori ematologici e sull’impatto positivo che tali innovazioni possono avere sulla vita dei pazienti.
