Mielofibrosi, i pazienti affermano: “Il farmaco orale per anemia riporta la normalità”

Momelotinib migliora i livelli di emoglobina nei pazienti con mielofibrosi, offrendo nuove speranze per la qualità della vita e riducendo il bisogno di trasfusioni.

L’ematologa Elena Rossi ha recentemente condiviso importanti risultati riguardanti l’uso di momelotinib nel trattamento della mielofibrosi, una patologia ematologica grave. Questa innovativa terapia ha dimostrato di migliorare significativamente i livelli di emoglobina nei pazienti, restituendo loro una qualità di vita migliore. L’annuncio è stato fatto il 28 gennaio 2026, durante un incontro presso il Policlinico Gemelli di Roma.

Il racconto di Barbara Bincoletto

Barbara Bincoletto, una donna romana di recente in pensione, ha vissuto un cambiamento radicale nella sua vita dopo aver iniziato la terapia con momelotinib. Diagnostica di mielofibrosi nel 2019, Barbara ha affrontato una serie di difficoltà legate alla malattia, tra cui la necessità di trasfusioni ogni due settimane a causa di un’anemia severa. “Non riuscivo nemmeno a rifare il letto o a cucinare”, ha raccontato Barbara, descrivendo la fatica e il malessere che la accompagnavano quotidianamente. La sua vita era diventata una routine di visite mediche e trasfusioni, fino a quando, alla fine del 2023, ha avuto accesso a un protocollo innovativo che includeva momelotinib.

Questo farmaco, un inibitore orale di Jak1/Jak2, è stato il primo ad essere autorizzato per trattare la splenomegalia e i sintomi correlati alla mielofibrosi in pazienti adulti con anemia da moderata a severa. Barbara ha espresso la sua gioia nel poter finalmente riprendere in braccio la nipote, un gesto che prima le era impossibile. “Speriamo che duri”, ha concluso, evidenziando la speranza che questa terapia possa continuare a migliorare la sua vita.

Il ruolo di momelotinib nella terapia della mielofibrosi

Elena Rossi, professore associato di Ematologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e responsabile del Day Hospital di Ematologia del Policlinico Gemelli, ha sottolineato l’importanza di momelotinib nel trattamento della mielofibrosi. Ha spiegato che circa il 40% dei pazienti presenta un’anemia da moderata a grave già al momento della diagnosi. “Con momelotinib siamo riusciti a migliorare i livelli di emoglobina, restituendo ai pazienti l’indipendenza e la quotidianità”, ha affermato Rossi, evidenziando come questa terapia rappresenti un passo avanti importante nella gestione della malattia.

La mielofibrosi è una neoplasia mieloproliferativa considerata tra le più aggressive, con un’incidenza maggiore tra i 60 e i 70 anni. Ogni anno in Italia si stimano circa 900 nuovi casi. Francesco Passamonti, direttore della Struttura complessa di Ematologia del Policlinico di Milano, ha descritto le fasi della malattia, evidenziando come la diagnosi avvenga spesso in uno stadio avanzato, quando già si manifestano sintomi come anemia e ingrossamento della milza.

Prospettive future e ricerca

Molti pazienti italiani stanno già beneficiando della terapia con momelotinib, la quale rappresenta un’opzione terapeutica promettente. Passamonti ha sottolineato che, sebbene il trapianto di midollo osseo rimanga l’unica terapia potenzialmente curativa, è riservato a una ristretta fascia di pazienti a causa dei rischi associati. Momelotinib, somministrato oralmente, ha dimostrato di ridurre significativamente il carico trasfusionale e migliorare i sintomi legati alla malattia.

I risultati presentati all’ultimo congresso europeo di ematologia a Milano hanno evidenziato l’importanza di un intervento tempestivo sull’anemia per migliorare la prognosi dei pazienti. “Raggiungere livelli di emoglobina superiori a 10 g/dL è stato associato a una maggiore sopravvivenza”, ha affermato Rossi, ribadendo l’importanza di continuare la ricerca per trovare ulteriori soluzioni innovative nel trattamento della mielofibrosi.

Elisabetta Campagnoli, direttore medico oncoematologia di GSK, ha concluso affermando che il loro obiettivo è migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da malattie ematologiche complesse, investendo nella ricerca e collaborando con centri clinici per garantire l’accesso a terapie innovative.

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