Il 16 gennaio 2026, gli scienziati dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Ire) di Roma hanno fatto una scoperta significativa nel campo della ricerca sul mieloma multiplo. Questo tumore del sangue, che colpisce le plasmacellule del midollo osseo, presenta una resistenza crescente alle terapie, ma i risultati di questo studio potrebbero aprire nuove strade per il trattamento. La ricerca, pubblicata sulla rivista specializzata Blood, è stata guidata dal ricercatore Giacomo Corleone e dal direttore del Laboratorio di Espressione Genica e Modelli Oncologici, Maurizio Fanciulli.
Scoperta di un nuovo meccanismo di resistenza
Il team di ricerca ha identificato un meccanismo che consente alle cellule di mieloma di sviluppare resistenza ai farmaci. Attraverso l’analisi di campioni prelevati da pazienti, è emerso che la proteina Nrf1 svolge un ruolo cruciale nel processo di adattamento delle cellule tumorali. Quando i farmaci attaccano le cellule, Nrf1 agisce come un centro di comando che permette alle cellule di riorganizzarsi e resistere al trattamento. Questo meccanismo è stato confermato attraverso modelli sperimentali, dove il blocco di Nrf1 ha portato a una significativa riduzione della massa tumorale e a un aumento della sopravvivenza.
I risultati ottenuti evidenziano la possibilità di colpire un bersaglio precedentemente considerato non trattabile, aprendo la strada a nuove strategie terapeutiche. Secondo quanto riportato dagli Istituti Fisioterapici Ospitalieri (Ifo), a cui appartiene l’Ire, questa ricerca rappresenta un esempio concreto di ricerca traslazionale, che mira a tradurre le scoperte di laboratorio in applicazioni cliniche, con l’obiettivo di offrire nuove opportunità di cura per una malattia complessa e difficile da trattare.
Il ruolo di Nrf1 e il futuro delle terapie
Il mieloma multiplo, con circa 6.000 nuove diagnosi all’anno in Italia, è una malattia cronica caratterizzata da ricadute e resistenza ai trattamenti. Uno dei principali farmaci utilizzati, il bortezomib, agisce bloccando il proteasoma, il sistema responsabile della degradazione delle proteine nelle cellule. Tuttavia, le cellule tumorali hanno la capacità di adattarsi a questa inibizione, attivando Nrf1 per tollerare l’accumulo di proteine e sopravvivere.
Giacomo Corleone ha sottolineato che Nrf1 è difficile da colpire con i farmaci tradizionali, ma lo studio ha rivelato un punto debole: una sequenza di DNA che funge da interruttore per regolare l’attività di Nrf1. Utilizzando molecole antisenso già impiegate in altri settori della medicina, i ricercatori sono riusciti a ridurre l’attività di Nrf1, rallentando la crescita del tumore e potenziando l’efficacia del bortezomib.
Un approccio innovativo alla ricerca
Giovanni Blandino, direttore scientifico ad interim dell’Ire, ha evidenziato il valore della scoperta non solo per il bersaglio molecolare identificato, ma anche per il metodo utilizzato. L’approccio ha incluso l’analisi di campioni di pazienti, analisi genomiche avanzate e validazione in modelli animali, dimostrando come la ricerca possa tradurre intuizioni biologiche in strategie terapeutiche concrete.
Il commento scientifico pubblicato su Blood sottolinea che questa ricerca apre nuove possibilità per colpire bersagli precedentemente considerati inaccessibili, agendo sui meccanismi che li regolano piuttosto che sulle proteine stesse. La collaborazione multidisciplinare tra diverse unità di ricerca e cliniche, inclusi l’Istituto Dermatologico San Gallicano e l’Università Sapienza di Roma, ha reso possibile questo importante progresso nella lotta contro il mieloma multiplo.
