Modena, gli psichiatri avvertono: “L’abbandono delle cure è un problema serio”

Il tragico caso di Salim El Koudri evidenzia le sfide del sistema di salute mentale in Italia e l’importanza di garantire continuità nelle cure per prevenire crisi.

Il 21 maggio 2026, la città di Modena è tornata al centro dell’attenzione per un tragico evento che ha coinvolto Salim El Koudri, un 31enne bergamasco. L’uomo, dopo aver interrotto un percorso terapeutico per un disturbo schizoide della personalità, si è lanciato con la sua auto contro la folla in una delle vie principali della città emiliana. Questo episodio ha suscitato preoccupazione e ha riacceso il dibattito sul crescente disagio mentale e sul fenomeno dei pazienti che abbandonano le cure, spesso fino a quando non diventano protagonisti di notizie tragiche.

Il caso di Salim El Koudri e il disagio mentale

Salim El Koudri, che era scomparso dai radar dei servizi assistenziali, ha attirato l’attenzione per la sua storia complessa. Antonio Vita, co-presidente della Società Italiana di Psichiatria (Sip), ha commentato l’accaduto, sottolineando che è fondamentale parlare di salute mentale non solo nei momenti critici, ma costantemente. “La domanda di assistenza supera la capacità di risposta”, ha affermato, evidenziando la necessità di un intervento proattivo. Vita ha anche osservato che il sistema di salute mentale in Italia è ben strutturato e riconosciuto, ma necessita di potenziamento per affrontare le crescenti esigenze.

Il co-presidente ha messo in evidenza l’importanza di un network di servizi di salute mentale che, pur essendo capillare, deve essere in grado di rispondere a una domanda sempre più alta. “La salute mentale è un bene comune”, ha dichiarato, sottolineando che il potenziamento delle strutture è nell’interesse di tutti. Il caso di Modena ha messo in luce la fragilità di un sistema che, sebbene attrezzato, deve affrontare sfide considerevoli.

Le sfide dei servizi di salute mentale

Vita ha anche discusso le carenze esistenti nei servizi di salute mentale, evidenziando che le richieste di aiuto sono aumentate, non solo per i disturbi più gravi, ma anche per problemi comuni come ansia e depressione. “Il sistema deve essere capace di rispondere a queste esigenze”, ha affermato, indicando che esistono diversi percorsi di cura, dai più semplici a quelli per patologie più complesse. Tuttavia, il gap tra la domanda e l’offerta rimane un problema significativo.

Le strutture di salute mentale italiane sono diffuse, ma si trovano a dover gestire un numero crescente di pazienti che iniziano un percorso terapeutico e poi lo abbandonano. Vita ha sottolineato che, sebbene i dati siano difficili da interpretare, ci sono segni preoccupanti che indicano una notevole differenza tra i pazienti in carico e quelli che si avvicinano ai servizi. Questo suggerisce che una parte considerevole dei pazienti non completa il percorso di assistenza, il che rappresenta un problema serio da affrontare.

Il futuro della salute mentale in Italia

La questione della continuità delle cure è cruciale. Vita ha fatto riferimento a un “sistema sentinella” che esiste e deve essere rafforzato per intercettare e riavvicinare coloro che si allontanano dai servizi. La salute mentale, secondo il co-presidente della Sip, deve essere una priorità costante, non solo in situazioni di emergenza. La necessità di un approccio integrato e continuo è essenziale per garantire che i pazienti ricevano il supporto di cui hanno bisogno.

Il caso di Salim El Koudri è un triste promemoria della vulnerabilità di molti individui e dell’importanza di un sistema di salute mentale che non solo risponda alle crisi, ma che sia anche in grado di prevenire situazioni critiche attraverso un’assistenza adeguata e tempestiva. La società italiana ha la responsabilità di investire nella salute mentale, per garantire che tutti possano avere accesso a cure appropriate e continuative, contribuendo così a un benessere collettivo.

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