Il 22 maggio 2026, Davide Moschese, infettivologo dell’Ospedale Luigi Sacco e ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano, ha presentato un’analisi significativa durante la 18esima edizione dell’Italian Conference on Aids and Antiviral Research, tenutasi a Catania. L’oggetto della sua presentazione è stata la popolazione italiana coinvolta nello studio internazionale Positive Perspective 3, un’indagine globale che ha coinvolto 29 Paesi e ha ricevuto supporto non condizionante da ViiV Healthcare. Questa ricerca si è focalizzata sulle esperienze, sui bisogni e sulle sfide delle persone che vivono con l’HIV.
Il controllo virologico e l’aderenza al trattamento
Moschese ha sottolineato un aspetto cruciale: il controllo virologico da solo non è sufficiente. “L’esperienza terapeutica deve essere considerata nel suo complesso”, ha affermato. I dati emersi dallo studio rivelano un significativo disallineamento tra la soppressione virale e l’aderenza al trattamento. Infatti, il 93% dei partecipanti ha dichiarato di avere una carica virale soppressa, ma circa il 42% ha segnalato un’aderenza non ottimale. Le ragioni più comuni di questa scarsa aderenza includono il salto intenzionale delle dosi (32%), la dimenticanza e il mancato rispetto delle modalità di assunzione, ciascuna delle quali è stata indicata in circa un terzo dei casi.
Le sfide dell’aderenza terapeutica
Moschese ha evidenziato che il problema dell’aderenza a una terapia cronica non è esclusivamente attribuibile alla dimenticanza. “Non si tratta solo di una questione di memoria”, ha spiegato l’esperto. “C’è una stanchezza di lungo periodo e un peso quotidiano che influiscono sulla capacità di seguire il trattamento”. Questa osservazione mette in luce la complessità della gestione della terapia per le persone con HIV, che devono affrontare non solo le difficoltà legate alla malattia, ma anche le sfide quotidiane legate alla loro salute.
In questo contesto, Moschese ha proposto che le terapie long acting, che prevedono iniezioni a cadenza più lunga, come ogni due mesi, potrebbero rappresentare una soluzione efficace per migliorare la continuità terapeutica. Queste opzioni terapeutiche potrebbero alleviare parte del peso associato all’assunzione quotidiana dei farmaci e contribuire a un miglioramento dell’aderenza.
Il futuro della terapia per l’HIV
Con l’emergere di nuovi approcci terapeutici, come le iniezioni a lungo termine, il panorama della cura per le persone con HIV sta cambiando. Moschese ha sottolineato l’importanza di considerare l’intero contesto della vita dei pazienti, affinché le terapie non solo siano efficaci, ma anche sostenibili nel lungo periodo. L’analisi presentata a Catania rappresenta un passo importante verso una comprensione più profonda delle esigenze delle persone con HIV e delle modalità per migliorare la loro qualità di vita.
In un momento in cui la ricerca continua a progredire, è fondamentale che i professionisti della salute e i ricercatori lavorino insieme per sviluppare strategie che affrontino non solo gli aspetti clinici, ma anche le sfide quotidiane che i pazienti devono affrontare.
