Obesità: l’indice Bmi rimane l’unico strumento di screening disponibile

La Società Italiana dell’Obesità difende l’indice di massa corporea come strumento di screening essenziale, evidenziando la mancanza di registrazione nei pazienti italiani e le difficoltà burocratiche.

Il 13 maggio 2026, durante il congresso europeo sull’obesità che si sta svolgendo a Istanbul fino al 15 maggio, la Società Italiana dell’Obesità (SIO) ha espresso la propria posizione a favore dell’indice di massa corporea (BMI) come strumento di screening fondamentale per l’obesità. Nonostante il BMI non sia perfetto, viene considerato un metodo di valutazione rapido e accessibile, fondamentale per la diagnosi precoce. Tuttavia, in Italia, l’83% dei pazienti non ha questo dato registrato nelle proprie cartelle cliniche, un fatto che preoccupa gli esperti.

La difesa del bmi come strumento di screening

Il presidente della SIO, Silvio Buscemi, ha sottolineato l’importanza del BMI, affermando che non si può semplicemente “mandarlo in pensione” senza avere a disposizione un’alternativa valida. Buscemi ha messo in evidenza un paradosso attuale: da un lato ci sono proposte di criteri diagnostici più complessi, come quelli della Lancet Commission, che potrebbero ostacolare l’accesso ai trattamenti; dall’altro, la realtà mostra che in Italia non si riesce nemmeno a pesare e misurare i pazienti. La SIO sostiene che è essenziale mantenere procedure di screening semplici e immediate per evitare che l’obesità diventi una condizione invisibile.

Buscemi ha dichiarato: “Il BMI è un parametro che la popolazione e i medici hanno impiegato 40 anni a metabolizzare. Chiedere di sostituirlo con tecniche più complesse è insostenibile”. Secondo il presidente, non è possibile aspettare che l’obesità manifesti le sue complicanze per intervenire, e il BMI consente di effettuare screening immediati.

Le statistiche sul bmi in italia

Il presidente della SIO ha citato lo studio Itros, che ha analizzato un campione di 1,8 milioni di pazienti italiani, rivelando che solo il 17% di essi ha il dato del BMI registrato nelle cartelle cliniche. Questo dato è allarmante, considerando che il BMI richiede soltanto la misurazione di peso e altezza, ma viene spesso trascurato a causa di ostacoli burocratici e mancanza di tempo. Buscemi ha affermato che siamo ancora in una fase iniziale riguardo alla raccolta di dati di base, eppure ci sono già proposte per introdurre criteri diagnostici più complessi.

La SIO ha avvertito che se non si riesce a ottenere un dato semplice come il BMI nell’83% dei casi, è illusorio pensare di poter implementare linee guida più articolate. Questo potrebbe portare a considerare l’obesità come una malattia invisibile nel sistema sanitario.

La legge sulla privacy e le sue implicazioni

In aggiunta, Buscemi ha denunciato come la legge sulla privacy stia ostacolando la ricerca e la prevenzione dell’obesità, impedendo la creazione di un registro epidemiologico efficace. “È inaccettabile che i medici di base non possano condividere dati anonimizzati per scopi di ricerca scientifica a causa di interpretazioni burocratiche della privacy”, ha affermato il presidente della SIO.

L’obesità colpisce circa 6 milioni di italiani, e Buscemi ha sottolineato che affrontare questa problematica richiede un sistema di monitoraggio costante. Senza misurazioni semplici come il BMI e senza la possibilità di raccogliere questi dati, il sistema sanitario rimane in una situazione di incertezza, rendendo difficile valutare l’efficacia delle cure e delle politiche sanitarie. “È come voler ridurre i consumi elettrici di un Paese senza poter leggere i contatori”, ha concluso Buscemi, facendo appello alle istituzioni affinché si riduca la burocrazia e si aumenti la raccolta di misurazioni.

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