Il 8 maggio 2025, durante la Giornata mondiale del tumore ovarico, il dottor Sandro Pignata, oncologo dell’Unità Tumori dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli, ha messo in evidenza la gravità della malattia, che colpisce annualmente circa 5.500 donne in Italia, corrispondenti a quasi 15 nuovi casi al giorno. L’intervento di Pignata si è svolto nell’Auditorium del Ministero della Salute a Roma, dove si è discusso dell’importanza di curarsi nei centri specializzati, presentando anche la prima ‘Agenda nazionale’ per le donne affette da tumore ovarico, parte della campagna “Insieme di Insiemi”.
La gravità del tumore ovarico
Il tumore ovarico, pur non essendo tra i più comuni, rappresenta una delle neoplasie ginecologiche più pericolose. Pignata ha sottolineato che la malattia ha mantenuto un’incidenza relativamente stabile negli ultimi anni, sebbene si sia registrato un leggero calo. La vera sfida, però, risiede nella diagnosi precoce. L’80% dei casi, infatti, viene scoperto in fase avanzata, complicando notevolmente le possibilità di trattamento efficace. I sintomi, come il gonfiore addominale e le alterazioni intestinali, sono spesso vaghi e facilmente attribuibili a disturbi meno gravi. Per questo motivo, il dottore ha raccomandato alle donne di prestare attenzione ai segnali del proprio corpo e di consultare un medico se notano anomalie.
La necessità di cure specializzate
Nonostante i progressi nella ricerca e nello sviluppo di terapie innovative, il tasso di mortalità per il tumore ovarico rimane elevato. Pignata ha evidenziato che la cura di questa malattia richiede un approccio altamente specializzato, comprendente sia interventi chirurgici che terapie mediche avanzate, sempre più mirate all’analisi delle alterazioni molecolari del tumore. “È fondamentale che le pazienti vengano seguite in centri esperti“, ha affermato l’oncologo, sottolineando l’importanza di un percorso diagnostico e terapeutico completo e di alta qualità. Attualmente, oltre il 40% delle donne colpite dalla malattia non riesce a sopravvivere oltre i cinque anni dalla diagnosi.
Il progetto ‘Insieme degli Insiemi’
Durante l’evento, è emersa l’urgenza di indirizzare le pazienti verso strutture ospedaliere altamente specializzate. Pignata ha espresso il desiderio che, entro il 2030, le donne non debbano più scegliere il proprio centro di cura per caso. È necessario implementare percorsi organizzativi chiari all’interno delle diverse Regioni, affinché le pazienti possano essere rapidamente indirizzate verso strutture competenti. Il progetto ‘Insieme degli Insiemi’, sostenuto da associazioni di pazienti e professionisti del settore, mira a sensibilizzare le istituzioni e a ottenere interventi concreti per affrontare questa malattia. “Questa malattia non può aspettare”, ha concluso Pignata, ribadendo l’urgenza di un’azione tempestiva e coordinata.
