Ovaio policistico diventa Egoi-Pcos: riconosciuto il ruolo del metabolismo

La comunità scientifica rinomina la PCOS in PMOS, riconoscendo la sua natura endocrino-metabolica e promuovendo un approccio sistemico per la diagnosi e il trattamento.

La comunità scientifica internazionale ha recentemente compiuto un significativo passo avanti nella comprensione della Polycystic Ovary Syndrome (PCOS), ora rinominata Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome (PMOS). Questo cambiamento, annunciato il 13 maggio 2026, segna un’importante evoluzione nel modo in cui viene percepita e trattata questa sindrome, riconoscendo la sua natura non solo ovarica, ma anche endocrino-metabolica.

Il nuovo riconoscimento della sindrome

La pubblicazione su ‘The Lancet’ ha ufficialmente sancito la nuova nomenclatura, un evento che rappresenta una svolta storica per la medicina mondiale. Gli esperti dell’Egoi-Pcos (Experts Group on Inositol in Basic and Clinical Research and on Pcos) hanno espresso soddisfazione per questo cambiamento, sottolineando che il riconoscimento della componente metabolica nella nuova definizione è un passo fondamentale. Vittorio Unfer, presidente del gruppo, ha affermato: “Questa non è una semplice condizione ovarica, ma una sindrome endocrino-metabolica sistemica che impatta sull’intero organismo”.

Il cambiamento di nome non è solo una questione semantica. La nuova definizione implica un approccio sistemico alla sindrome, che va oltre la semplice osservazione dei sintomi. Gli esperti hanno lavorato per oltre quattro anni per giungere a questa conclusione, proponendo un superamento del termine precedente a favore di una definizione che meglio rappresenta la complessità della sindrome. Con il termine ‘polyendocrine‘, si evita di frammentare il concetto fisiopatologico, consentendo una visione più integrata della salute della donna.

Implementazione e sviluppo della rete di centri specialistici

Il documento internazionale prevede un’implementazione graduale della nuova classificazione nei prossimi tre anni. Tuttavia, l’Egoi-Pcos ha già avviato una rete di centri all’avanguardia in Italia, con sei centri specialistici già attivi o in fase di inaugurazione. Tra questi, spicca il San Camillo di Roma, il primo centro pubblico di riferimento per la PMOS. Questa rete non si limita all’Italia, ma si estende a livello globale, collegando eccellenze in Polonia, Russia, Georgia e Brasile.

Il modello di cura proposto dall’Egoi-Pcos è multidisciplinare e si concentra sulla gestione della paziente lungo tutto l’arco della vita, piuttosto che limitarsi ai sintomi locali. Questo approccio integrato è fondamentale per affrontare le complicanze che possono derivare dalla sindrome, inclusi i rischi cardiovascolari e metabolici.

Implicazioni per la diagnosi e la prevenzione

La ridefinizione della PCOS in PMOS ha implicazioni significative per la diagnosi e la prevenzione. Gli esperti avvertono che il cambiamento di nome rappresenta il riconoscimento di una nuova identità biologica. Questo shift consente di spostare l’attenzione dalla semplice ecografia alla comprensione delle cause e alla prevenzione delle complicanze cardiometaboliche future.

Unfer ha sottolineato l’importanza di questo cambiamento, affermando che oggi la comunità scientifica internazionale si allinea alla visione promossa dall’Egoi-Pcos, mettendo al centro la salute globale della donna. Con questa nuova consapevolezza, si apre la strada a terapie più efficaci e a una migliore qualità della vita per le donne affette da PMOS.

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