Paracetamolo in gravidanza: confermata l’assenza di rischio per autismo e ADHD

La metanalisi rivela che l’assunzione di paracetamolo in gravidanza non è associata a autismo, ADHD o disabilità intellettive nei bambini, confermando la sua sicurezza.

Il 17 gennaio 2026, un’importante scoperta è stata pubblicata su ‘The Lancet Obstetrics, Gynaecology & Women’s Health’, riguardante l’assunzione di paracetamolo durante la gravidanza. Un team di ricercatori della City St George’s, University of London ha condotto una metanalisi su 43 studi, esaminando con attenzione le evidenze disponibili. I risultati indicano che non esiste alcuna associazione tra l’uso di paracetamolo in gravidanza e l’insorgenza di autismo, ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) o disabilità intellettive nei bambini.

La ricerca è stata avviata a seguito delle preoccupazioni sollevate nel settembre 2025, quando l’amministrazione statunitense aveva suggerito un possibile legame tra il paracetamolo e l’aumento del rischio di autismo. Tuttavia, gli autori dell’analisi hanno chiarito che le precedenti affermazioni si basavano su studi con metodologie discutibili, spesso influenzati da bias e limitazioni nei dati raccolti. La nuova revisione ha adottato metodi rigorosi, inclusi confronti tra fratelli, per ottenere risultati più affidabili.

La metanalisi e i suoi risultati

Nel corso della metanalisi, i ricercatori hanno esaminato studi che confrontavano gravidanze in cui le madri avevano assunto paracetamolo con quelle in cui non era stato utilizzato il farmaco. Questo approccio ha permesso di tenere conto di fattori genetici e ambientali condivisi tra i fratelli, migliorando l’affidabilità dei risultati. I dati analizzati comprendevano un campione di 262.852 bambini per l’autismo, 335.255 per l’ADHD e 406.681 per disabilità intellettive. I risultati sono stati chiari: l’assunzione di paracetamolo in gravidanza non ha mostrato una correlazione con queste patologie.

Asma Khalil, docente di Ostetricia e Medicina materno-fetale alla City St George’s, ha sottolineato che i risultati suggeriscono che le associazioni precedentemente segnalate potrebbero essere attribuibili a fattori materni come febbre o dolore, piuttosto che a un effetto diretto del farmaco. Khalil ha anche affermato che il paracetamolo rimane un’opzione sicura per le donne in gravidanza che necessitano di alleviare sintomi come dolore e febbre, purché sia assunto secondo le indicazioni.

Il valore della revisione sistematica

La revisione sistematica condotta ha utilizzato lo strumento Quality In Prognosis Studies (Quips) per valutare la qualità degli studi analizzati, prendendo in considerazione variabili come il rischio di bias. I risultati hanno confermato che l’assenza di associazione tra paracetamolo e rischio di autismo, ADHD o disabilità intellettive è rimasta valida anche negli studi classificati a basso rischio di bias e con un follow-up di oltre cinque anni.

Tuttavia, gli autori hanno riconosciuto un limite nello studio: non è stato possibile esaminare in dettaglio l’assunzione di paracetamolo in base al trimestre di gravidanza, al sesso del bambino o alla frequenza di utilizzo. Nonostante ciò, gli esperti hanno concluso che i risultati supportano le raccomandazioni delle principali organizzazioni mediche a livello mondiale, che continuano a considerare il paracetamolo un’opzione sicura durante la gravidanza.

La speranza dei ricercatori è che questa revisione possa dissipare i dubbi sull’uso di paracetamolo in gravidanza, sottolineando che evitarlo in caso di dolore o febbre significativi potrebbe comportare rischi per la madre e il bambino, in particolare per la febbre materna non trattata.

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