Secondo i dermatologi, il prurito può essere sintomo di condizioni come psoriasi, dermatite atopica e scabbia. Il Dottor Sidemast afferma che riconoscere il prurito come una malattia è fondamentale, poiché influisce sulla qualità della vita, sul sonno e sulla salute mentale.
Il prurito, un disturbo comune e talvolta insopportabile, è uno dei sintomi più diffusi nella popolazione. Nelle forme croniche, la sua incidenza sulla qualità della vita è paragonabile a quella del dolore cronico. La storia del prurito è antica: si ipotizza che il bastone di Asclepio, simbolo delle arti mediche, derivi dal trattamento della dracunculiasi, un’infezione parassitaria che provoca eruzioni pruriginose. In passato, il trattamento consisteva nel posizionare il bastone sulla zona interessata, permettendo al verme di fuoriuscire lentamente.
Oggi, il prurito è considerato non solo un disturbo cutaneo, ma una condizione complessa che può nascondere patologie sistemiche. Questa problematica influisce notevolmente sul benessere psicologico dei pazienti e richiede un approccio clinico altamente specializzato. La questione è al centro del 99esimo congresso nazionale della Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (Sidemast), che si svolge al Palacongressi di Rimini dal 6 all’8 ottobre 2025, con il tema “Innovazione e Ricerca: il Futuro della Dermatologia”. Quest’edizione si concentra sulla medicina di precisione in dermatologia.
L’obiettivo principale è trasformare un sintomo spesso sottovalutato in una priorità clinica, affrontandolo con strumenti avanzati e personalizzati. È importante notare che non esiste un prurito uguale per tutti: a parità di diagnosi, i pazienti possono presentare meccanismi biologici differenti, influenzati da variabili come età, sesso, comorbilità e caratteristiche genetiche. “In dermatologia stiamo assistendo a un cambiamento di paradigma”, afferma il Professor Paolo Amerio, presidente del congresso e docente di Dermatologia e Venereologia all’Università ‘G. d’Annunzio‘ di Chieti-Pescara. “Non trattiamo più solo il sintomo, ma il paziente nella sua specificità biologica. La medicina di precisione ci permette di identificare i meccanismi alla base del prurito e di intervenire con terapie mirate”.
Impatto profondo sulla qualità della vita
Oggi è evidente che il prurito cronico non è solo un sintomo fisico. “Il prurito colpisce non solo la pelle, ma anche l’intera sfera emotiva e relazionale della persona”, afferma il Dottor Roberto Maglie, del Dipartimento di Scienze della Salute, Sezione di Dermatologia, Università degli Studi di Firenze. Questo disturbo può portare a ansia e depressione in circa il 20% dei pazienti e compromettere il sonno nel 60% dei casi. Inoltre, genera un forte disagio psicosociale, portando a fenomeni di stigmatizzazione e isolamento, poiché spesso viene associato a un’idea di contagio. Questo circolo vizioso amplifica il disagio psicologico, peggiorando la qualità della vita e complicando ulteriormente la gestione clinica.
Le cause del prurito
Le cause del prurito sono molteplici e variegate. Il prurito è il sintomo principale di molte malattie infiammatorie croniche della pelle, come psoriasi e dermatite atopica, e si riscontra anche in malattie parassitarie come la scabbia. Tuttavia, è frequentemente associato a patologie sistemiche, tra cui malattie ematologiche come linfomi e policitemia vera, insufficienza epatica e renale. In alcuni casi, può rappresentare un’emergenza medica, come nel prurito colestatico della gravidanza, che può compromettere l’andamento della gravidanza e la sopravvivenza del feto. Non sempre la causa è organica; il prurito può riflettere un disagio psicologico o, nonostante indagini approfondite, rimanere senza una causa identificabile, configurando il ‘chronic pruritus of unknown origin’. “Per la varietà delle cause, l’approccio clinico e terapeutico al prurito cronico è complesso”, sottolinea il Professor Amerio, evidenziando la necessità di una solida conoscenza della medicina interna da parte del dermatologo.
I meccanismi del prurito tra nuove scoperte e terapie innovative
La ricerca ha fatto significativi progressi nella comprensione dei meccanismi fisiopatologici del prurito. Oltre all’istamina, ritenuta fino a poco tempo fa la principale responsabile, sono stati identificati altri mediatori infiammatori, i cosiddetti ‘pruritogeni’, in numerose malattie infiammatorie croniche come dermatite atopica e psoriasi. “Questi mediatori interagiscono con cellule immunitarie, cutanee e reti neuronali, coinvolgendo sia il sistema nervoso periferico che quello centrale, attivando la risposta del grattamento”, spiega Amerio. Le recenti scoperte hanno aperto la strada a terapie innovative, capaci di agire su specifiche molecole come le interleuchine 4 e 31, con benefici rapidi sia sull’infiammazione cutanea che sul prurito, talvolta nell’arco di poche ore.
Progressi significativi riguardano anche condizioni non legate a malattie cutanee. Ad esempio, la notalgia parestetica, una patologia pruriginosa localizzata nel dorso, è associata a disordini posturali della colonna vertebrale, mentre il prurito uremico è legato all’insufficienza renale cronica. In queste situazioni, il prurito sembra essere mediato da molecole specifiche, i recettori degli oppioidi, che possono essere bloccati con farmaci mirati.
Un esame del sangue per selezionare il trattamento più appropriato
Le ricerche più recenti hanno dimostrato che all’interno di una stessa patologia possono attivarsi vie di segnalazione diverse. “Un esempio è la prurigo nodulare“, chiarisce Amerio. Questa patologia si caratterizza per la presenza di noduli escoriati a livello del dorso e degli arti, associati a un prurito intenso. Uno studio ha evidenziato che, sebbene la patologia si presenti sempre con lo stesso aspetto clinico, alcuni pazienti mostrano un profilo molecolare simile e un’associazione specifica con la dermatite atopica, mentre altri presentano un profilo infiammatorio meno attivo associato a patologie della colonna vertebrale. Riconoscere queste differenze consente di scegliere terapie più mirate, riducendo trattamenti inutili e abbattendo i costi per il sistema sanitario e per i pazienti.
La prospettiva futura è quella di identificare, anche attraverso un semplice esame del sangue, il meccanismo specifico alla base del prurito in ogni paziente, permettendo di selezionare il trattamento più appropriato, aumentando l’efficacia e riducendo gli effetti collaterali. “In futuro saremo in grado di profilare ogni paziente e scegliere fin da subito la terapia più adatta”, affermano Amerio e Maglie, sottolineando che questa è la direzione della dermatologia moderna: rendere un sintomo frequentemente sottostimato una priorità clinica, gestita con strumenti sempre più evoluti e su misura.
