Quando l’orologio cerebrale è difettoso, la mente si affida allo spazio: un esperimento italiano

La ricerca dell’Università Sapienza rivela come il cervello utilizzi strategie spaziali per compensare malfunzionamenti degli orologi interni, influenzando la percezione del tempo.

L’Università Sapienza di Roma, in collaborazione con la Fondazione Santa Lucia Irccs, ha condotto un’importante ricerca pubblicata su NeuroImage il 29 gennaio 2026. Lo studio ha rivelato come il cervello umano utilizzi strategie spaziali per compensare eventuali malfunzionamenti degli orologi interni, influenzando la percezione del tempo.

La ricerca e le sue scoperte

Il progetto, guidato da Fabrizio Doricchi, ha esaminato il modo in cui gli individui rappresentano il tempo attraverso gesti e movimenti spaziali. I ricercatori hanno osservato che le persone tendono a utilizzare gesti come il movimento delle mani da sinistra a destra per comunicare il passaggio del tempo, associando espressioni comuni come “prima-dopo” e “ieri-domani”. Questo approccio non è casuale, poiché la rappresentazione spaziale del tempo è integrata nel linguaggio quotidiano e si estende anche a concetti complessi come la “curvatura dello spazio-tempo” nella teoria della relatività.

Lo studio ha dimostrato che quando gli orologi cerebrali non funzionano in modo ottimale, il cervello attiva aree dedicate all’elaborazione spaziale per visualizzare il tempo come una forma di distanza. I risultati indicano che la rappresentazione spaziale del tempo non è una funzione primaria, ma piuttosto una risposta secondaria a un malfunzionamento degli orologi cerebrali.

Metodologia dello studio

Gli scienziati hanno analizzato le risposte elettroencefalografiche (EEG) di un gruppo di partecipanti mentre eseguivano un compito specifico. Gli osservatori dovevano premere un pulsante a sinistra se giudicavano la durata di uno stimolo visivo come breve e un pulsante a destra se la consideravano lunga. I risultati hanno rivelato che i partecipanti tendevano a premere più rapidamente il pulsante a sinistra per intervalli di tempo brevi e quello a destra per intervalli lunghi, suggerendo che il flusso temporale fosse percepito come un movimento da sinistra a destra.

I ricercatori hanno notato che questo fenomeno, noto come Stearc (Spatial-Temporal Association of Response Codes), si manifestava solo quando le decisioni sui tempi erano lente. Le analisi EEG hanno confermato che la rappresentazione spaziale del tempo emergeva in assenza di un funzionamento ottimale dei meccanismi cerebrali responsabili della percezione temporale non spaziale.

Implicazioni delle scoperte

La ricerca ha chiarito questioni precedentemente irrisolte riguardo alla rappresentazione temporale nel cervello. Gli scienziati hanno sottolineato che, fino ad ora, non era evidente se il cervello percepisse il tempo in modo intrinsecamente spaziale. Questo studio ha fornito nuove evidenze su quando, come e perché il cervello ricorre a rappresentazioni spaziali per facilitare l’elaborazione temporale. Le scoperte potrebbero avere implicazioni significative per la comprensione di disturbi cognitivi legati alla percezione del tempo e per lo sviluppo di strategie terapeutiche.

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