Il 21 gennaio 2025 è stato presentato il ventunesimo rapporto del Crea, il Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità, che mette in luce le crescenti difficoltà di accesso al sistema sanitario pubblico in Italia. Questo studio evidenzia come oltre 2,3 milioni di italiani si trovino in una condizione di disagio economico, costretti a rinunciare a cure necessarie, in particolare nelle regioni del Sud.
Aumento delle spese sanitarie private
Negli ultimi decenni, la percentuale di famiglie che si avvalgono di spese sanitarie private è passata dal 50,8% negli anni ’80 al 70% nel 2025. Questa tendenza è in netto contrasto con l’obiettivo di garantire una copertura universale e completa dei bisogni di salute, che era alla base della creazione del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn). Secondo il rapporto, l’84% dell’aumento delle famiglie che affrontano costi sanitari privati si è registrato negli anni ’90, quando la spesa pubblica è cresciuta mediamente del 4,4% all’anno, mentre quella privata ha visto un incremento di oltre il doppio, con un +10,7%. Dall’inizio del nuovo millennio, entrambe le spese hanno mostrato un aumento più moderato, con un incremento medio del 2,7% all’anno.
Disparità nella spesa sanitaria
Il rapporto sottolinea come la crescita delle spese sanitarie private sia correlata all’aumento della spesa complessiva. In media, le famiglie destinano il 4,3% del loro bilancio ai consumi sanitari, cifra che sale al 6,8% per le famiglie meno istruite. Le famiglie con redditi più bassi hanno visto un incremento della spesa privata dal 27,6% al 37,6%. Il Crea mette in evidenza come il Ssn abbia dovuto adottare forme di razionamento implicito per mantenere la sostenibilità finanziaria, compromettendo così l’equità nell’accesso alle cure.
Fenomeni di razionamento e richieste di cambio
Il rapporto lancia un appello per un cambio di paradigma nelle politiche sanitarie, suggerendo di considerare il sistema salute in modo più ampio, piuttosto che focalizzarsi esclusivamente sul servizio sanitario. Le analisi mostrano che il Ssn non ha raggiunto gli obiettivi di equità e efficienza, e la sostenibilità è stata mantenuta attraverso un razionamento che penalizza le fasce più vulnerabili della popolazione. Gli autori del rapporto avvertono che, senza un cambiamento significativo, il sistema non sarà in grado di rispondere adeguatamente ai bisogni emergenti della popolazione.
Impatto della demografia e delle politiche sanitarie
Il rapporto evidenzia anche come la demografia italiana sia cambiata radicalmente dalla nascita del Ssn, con un aumento significativo della popolazione over 75 e una diminuzione delle nascite. Questi cambiamenti hanno generato nuovi bisogni, spesso ibridi, che combinano esigenze sanitarie e sociali. Inoltre, la soddisfazione dei pazienti con i servizi del Ssn varia notevolmente, con punte di alta soddisfazione per la medicina generale e l’accesso ai farmaci, mentre i servizi per i non autosufficienti e la residenzialità ricevono valutazioni inferiori.
Riflessioni sul futuro del Ssn
Il Crea suggerisce che per rendere il Ssn più efficace e sostenibile, sia necessario un approccio integrato che unisca le politiche sanitarie, economiche e industriali. La spesa sanitaria privata ha raggiunto i 43,3 miliardi di euro, ma la crescita della spesa pubblica, sebbene significativa, non è sufficiente a eliminare i rischi di razionamento. La proposta include l’adozione di una logica “One Health” per coordinare le politiche e garantire un approccio globale alla salute, riconoscendo l’importanza della salute per lo sviluppo economico.
Il rapporto del Crea rappresenta un importante punto di partenza per riflessioni e azioni future, con l’obiettivo di garantire un sistema sanitario più equo e accessibile per tutti gli italiani.
