Reintegro dei medici non vaccinati, Simi esprime contrarietà alla scelta del governo

La Simi esprime preoccupazione per il reintegro dei medici non vaccinati, evidenziando rischi per la salute pubblica e l’importanza di mantenere evidenze scientifiche nella pratica clinica.

ROMA – Il 15 gennaio 2026, il Consiglio direttivo della Simi – Società Italiana di Medicina Interna ha espresso forte preoccupazione riguardo alla recente decisione del Governo di permettere il reintegro dei medici non vaccinati, che erano stati sospesi durante la pandemia di Covid-19 per non aver rispettato l’obbligo vaccinale. In una nota ufficiale, la Simi ha sottolineato come questa scelta possa mettere a rischio la salute pubblica, poiché coinvolge professionisti che hanno apertamente contestato le evidenze scientifiche e le raccomandazioni delle autorità sanitarie nazionali e internazionali.

Il dibattito sulla vaccinazione

La Simi ha evidenziato che il dibattito non dovrebbe limitarsi alla sola vaccinazione contro il Covid-19. Infatti, molti dei medici no-vax hanno mostrato scetticismo anche nei confronti di vaccini storicamente consolidati, i quali hanno contribuito a controllare malattie gravi come la poliomielite, la difterite e il morbillo. La società scientifica ha messo in evidenza l’importanza di mantenere adeguate coperture vaccinali per prevenire la ricomparsa di epidemie, un rischio che può manifestarsi anche in nazioni ad alto reddito.

Eventi recenti e sfide nella medicina

Recenti eventi negli Stati Uniti, come il riemergere di focolai di morbillo, hanno dimostrato quanto rapidamente possano ripresentarsi malattie ritenute sotto controllo. La Simi ha sottolineato che la crescente sfiducia nei confronti delle vaccinazioni si inserisce in un contesto più ampio di scetticismo verso la medicina basata sulle evidenze, il che può influenzare negativamente diverse aree della pratica clinica, dall’infettivologia all’oncologia. Questo fenomeno preoccupa, poiché i pazienti devono poter contare su decisioni cliniche supportate dalle migliori evidenze scientifiche disponibili.

Trasparenza e libertà di scelta

In aggiunta, la Simi ha richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire trasparenza nei confronti dei cittadini. Chi si rivolge al Servizio Sanitario Nazionale non sceglie il singolo professionista, ma si affida a un sistema pubblico che deve garantire standard assistenziali uniformi e basati su prove scientifiche. Al contempo, chi ha convinzioni diverse deve avere la libertà di rivolgersi a professionisti privati che rispecchiano le proprie idee.

Implicazioni etiche e deontologiche

La nota della Simi ha anche messo in evidenza le implicazioni etiche e deontologiche legate a questa situazione. I medici, secondo il Codice di Deontologia Medica, sono tenuti a mantenere le proprie competenze aggiornate e a fondare la loro pratica su evidenze scientifiche. La presenza di professionisti che non riconoscono tali riferimenti potrebbe generare difficoltà organizzative all’interno delle strutture sanitarie. Inoltre, i Direttori di Struttura Complessa hanno la responsabilità di garantire il rispetto delle linee guida e degli standard di qualità delle cure.

Responsabilità professionale e fiducia

Infine, la Simi ha richiamato l’attenzione sulle possibili conseguenze in termini di responsabilità professionale. La Legge 8 marzo 2017, n. 24 (Legge Gelli-Bianco) stabilisce che le linee guida e le buone pratiche clinico-assistenziali siano il riferimento principale per valutare la condotta professionale. In questo contesto, sostenere professionisti che non riconoscono l’importanza delle raccomandazioni scientifiche può risultare complesso anche per le amministrazioni sanitarie. La Simi ha ribadito il proprio impegno nella promozione di una medicina basata su evidenze, sottolineando l’importanza di preservare il rapporto di fiducia tra cittadini, professionisti e Servizio Sanitario Nazionale.

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