Scienziati dell’Università di Modena e Reggio Emilia (UniMoRe) hanno presentato una scoperta significativa riguardante il potenziale legame tra nanoplastiche e malattie neurodegenerative, in particolare la sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Il 14 agosto 2026, durante una pubblicazione su “Brain Communications”, i ricercatori hanno evidenziato come livelli elevati di microplastiche nel sistema nervoso possano aumentare il rischio di sviluppare questa malattia.
La ricerca ha messo in luce un possibile effetto neurotossico delle nanoplastiche, particelle di dimensioni estremamente ridotte, che necessitano di ulteriori conferme attraverso studi più ampi. Questo lavoro rappresenta un passo avanti nella comprensione delle cause delle malattie neurodegenerative e sottolinea l’importanza della ricerca interdisciplinare in questo campo.
Dettagli della ricerca
Il team di UniMoRe, coordinato da Marco Vinceti e Jessica Mandrioli, ha per la prima volta misurato i livelli di microplastiche e nanoplastiche nel liquor di pazienti affetti da SLA, confrontando i risultati con quelli di individui sani. I dati raccolti indicano che al di sopra di una certa soglia di esposizione, i livelli elevati di microplastiche sono associati a un incremento del rischio di SLA. Questo può essere attribuito a un effetto tossico diretto delle microplastiche o all’interazione con altre sostanze tossiche.
La ricerca ha anche esaminato la relazione tra le dimensioni delle microplastiche nel sangue e la loro presenza nel sistema nervoso centrale. Ciò ha aperto la strada per futuri studi sull’impatto di questi contaminanti sulla salute umana, evidenziando l’urgenza di approfondire la questione per comprendere il loro ruolo nelle malattie neurologiche.
Collaborazione interdisciplinare
Il progetto ha visto la partecipazione di un team variegato di esperti, tra cui epidemiologi e neurologi, che ha lavorato in sinergia per analizzare i dati. La collaborazione ha incluso anche un gruppo di ricerca dell’Università di Catania, noto per il suo brevetto europeo sulla determinazione di quantità minime di nano e microplastiche. Questo approccio multidisciplinare ha dimostrato come la fusione di diverse competenze possa portare a risultati significativi nella ricerca scientifica.
Marco Vinceti ha sottolineato l’importanza di tali collaborazioni, evidenziando come la ricerca sulle cause ambientali delle malattie neurodegenerative richieda un approccio integrato. Jessica Mandrioli ha aggiunto che i risultati ottenuti offrono una nuova prospettiva sul ruolo delle microplastiche nella SLA e mettono in evidenza la necessità di investire nella ricerca traslazionale e nelle risorse come la NeuroBioBanca di Modena, che supporta studi innovativi sui meccanismi delle malattie neurologiche.
Queste scoperte rappresentano un passo importante verso la comprensione dei fattori ambientali che possono influenzare la salute neurologica e pongono interrogativi cruciali sul futuro della ricerca in questo ambito.
