Riforma del Servizio Sanitario Nazionale: Salutequità critica assenza di diagnosi e obiettivi nel ddl delega

Il presidente di Salutequità, Tonino Aceti, critica il disegno di legge delega 1825 per la riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale, evidenziando lacune e necessità di una riforma efficace.

Audizione presso la Commissione Affari sociali

Il 12 marzo 2025, durante un’audizione presso la Commissione Affari sociali del Senato, Tonino Aceti, presidente di Salutequità, ha sollevato preoccupazioni riguardo al disegno di legge delega 1825, che mira a riorganizzare e potenziare il Servizio sanitario nazionale (Ssn). Aceti ha sottolineato come il provvedimento, pur manifestando l’intento di modernizzare il Ssn, presenti gravi lacune sia nel metodo che nel contenuto. In particolare, è emerso che il disegno di legge arriva privo di una diagnosi aggiornata sullo stato di salute del Paese e senza un Piano sanitario nazionale attuale.

Critiche alla Relazione sullo stato sanitario

La critica principale di Salutequità riguarda l’assenza di una Relazione sullo stato sanitario del Paese, la quale è ferma ai dati raccolti tra il 2017 e il 2021, pubblicata nel 2022. Questo documento è considerato fondamentale per comprendere la salute della popolazione, le risorse utilizzate e i risultati ottenuti. L’ultimo Piano sanitario nazionale risale al triennio 2006-2008 e il nuovo Piano 2025-2027, annunciato come prioritario, non è ancora disponibile in bozza pubblica. In aggiunta, il Patto per la Salute è rimasto bloccato al periodo 2019-2021, prorogato per legge. Aceti ha commentato: “Si arriva direttamente alla terapia da somministrare al Ssn senza avere prima condiviso la diagnosi”.

Necessità di una riforma efficace

Per una riforma efficace, secondo Salutequità, è essenziale partire da una valutazione trasparente e partecipata dei bisogni e delle criticità del sistema sanitario. Un’altra preoccupazione riguarda il limitato ruolo del Parlamento nel processo legislativo: il ddl prevede che gli schemi dei decreti legislativi siano inviati alle Commissioni parlamentari per un parere non vincolante, con un termine di soli trenta giorni. Salutequità sostiene che una riforma strutturale richieda un coinvolgimento attivo del Parlamento, delle Regioni e delle associazioni di pazienti. Inoltre, la tempistica proposta è considerata irrealistica, con una scadenza per l’adozione dei decreti legislativi fissata al 31 dicembre 2026.

Preoccupazioni sull’attuazione delle deleghe

Aceti ha evidenziato anche la clausola secondo cui dall’attuazione delle deleghe non devono derivare nuovi oneri per la finanza pubblica, affermando che tale impostazione potrebbe compromettere l’efficacia della riforma. Il ddl prevede interventi significativi, come l’aggiornamento degli standard per l’assistenza territoriale e l’introduzione di ospedali di terzo livello, ma senza risorse aggiuntive certe, queste misure rischiano di rimanere sulla carta. Salutequità ha notato un’eccessiva focalizzazione sull’assistenza ospedaliera, mentre l’assistenza territoriale e il principio di equità risultano marginalizzati nel testo.

Proposte per superare le criticità

Aceti ha proposto tre passaggi fondamentali per superare le criticità del ddl. Il primo consiste nella rapida stesura e pubblicazione di una Relazione aggiornata sullo stato sanitario del Paese, per fornire dati certi sulla salute della popolazione e sull’attuazione delle politiche sanitarie. Il secondo passaggio prevede l’approvazione del nuovo Piano sanitario nazionale, con risorse dedicate e il coinvolgimento attivo del Parlamento e delle Regioni. Infine, il terzo passaggio richiede la costruzione di un provvedimento normativo di riforma del Ssn basato su tempi realistici e su un’adeguata valutazione di impatto. “Il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di riforme, ma non di riforme al buio”, ha concluso Aceti, sottolineando l’importanza di definire obiettivi condivisi e garantire le risorse necessarie per realizzarle.

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