Ritorna l’allerta per l’Ebola, ma cresce la preoccupazione per il virus Bundibugyo in Africa

La Repubblica Democratica del Congo affronta il 17esimo focolaio di Ebola Bundibugyo, con oltre 260 casi sospetti e 80 decessi, richiedendo interventi urgenti delle autorità sanitarie.

Il 16 maggio 2026, la Repubblica Democratica del Congo si trova ad affrontare il 17esimo focolaio di Ebola, un evento che riporta alla memoria le difficoltà sanitarie del passato. Questa volta, il virus coinvolto è il Bundibugyo, una delle quattro varianti patogene per l’uomo, e non il più noto Zaire. La situazione ha destato preoccupazione tra gli esperti, compreso il dottor Emanuele Nicastri, direttore di Malattie infettive ad alta intensità di cura dell’IRCCS INMI Spallanzani di Roma, che ha commentato la gravità della situazione.

La situazione attuale nella provincia di Ituri

Il Centro africano per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) sta monitorando con attenzione l’epidemia di Ebola nella provincia di Ituri, dove sono stati registrati oltre 260 casi sospetti. Il Ministero della Salute dell’Uganda ha anche segnalato un caso importato di Ebola Bundibugyo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i risultati preliminari dell’Institut National de Recherche Biomedicale (INRB) hanno confermato la presenza del virus in otto dei tredici campioni analizzati. Le zone più colpite sono quelle di Mongbwalu e Rwampara, dove sono stati riportati gravi casi di malattia e decessi.

Fino ad ora, sono stati documentati 80 decessi legati al virus, con pazienti che presentavano sintomi come febbre, dolori generalizzati, debolezza e, in alcuni casi, emorragie. La rapidità con cui alcuni casi sono peggiorati ha sollevato allarmi tra le autorità sanitarie. Oggi, si svolgerà un incontro tra esperti internazionali e locali per analizzare la situazione e sviluppare strategie di intervento.

L’origine e le caratteristiche del virus Bundibugyo

Il virus Ebola Bundibugyo è stato identificato per la prima volta nel 2007 nel distretto di Bundibugyo, in Uganda. Fino ad oggi, si sono verificate solo due epidemie significative, una in Uganda e una nella Repubblica Democratica del Congo. Emanuele Nicastri ha sottolineato che, sebbene la letalità di questo virus sia storicamente più bassa rispetto a quella del Zaire, la situazione attuale potrebbe portare a un’epidemia di grande portata, vista l’elevata incidenza dei casi.

Nicastri ha evidenziato che, sebbene i test diagnostici per il virus Bundibugyo siano disponibili, mancano attualmente antivirali e vaccini specifici. La ricerca si era concentrata principalmente su altre varianti di Ebola. Tuttavia, l’OMS prevede di adattare le piattaforme vaccinali esistenti per il virus Zaire affinché possano essere utilizzate anche contro il Bundibugyo, considerando le somiglianze genetiche tra i due virus.

Prospettive future e necessità di intervento

Attualmente, la mancanza di anticorpi monoclonali specifici per il virus Bundibugyo rappresenta una sfida significativa. Gli anticorpi per il virus Zaire sono stati ottenuti da convalescenti e sopravvissuti utilizzando tecniche di ingegneria genetica, ma l’ultima epidemia di Bundibugyo risale a 15 anni fa, rendendo difficile l’accesso a trattamenti già collaudati.

La situazione richiede un intervento rapido e coordinato da parte delle autorità sanitarie per prevenire la diffusione del virus. La riunione di oggi potrebbe rappresentare un passo cruciale nella gestione della crisi, con l’obiettivo di mettere in atto misure efficaci per contenere l’epidemia e proteggere la popolazione.

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