Il 1° aprile 2026, Pranita Tamma, medico specialista in malattie infettive pediatriche e professoressa alla Johns Hopkins University School of Medicine, ha rilasciato dichiarazioni significative riguardo all’uso degli antibiotici, durante il congresso ‘Top5 in Infectious Diseases’ tenutosi a Venezia. Tamma ha evidenziato l’importanza di un approccio più consapevole nella prescrizione di antibiotici, sottolineando che i medici dovrebbero considerare trattamenti più brevi e appropriati, specialmente in un contesto in cui l’antibiotico-resistenza sta diventando una minaccia crescente.
La necessità di un cambiamento nella prescrizione degli antibiotici
Durante il suo intervento, Tamma ha messo in guardia contro il rischio di esaurire le opzioni terapeutiche disponibili a causa dell’uso eccessivo di antibiotici. Ha affermato che i medici tendono a prescrivere antibiotici per sintomi comuni come febbre, raffreddore o tosse, spinti dalla convinzione che i pazienti si aspettino tali prescrizioni. Tuttavia, ha chiarito che se i pazienti venissero informati sui rischi connessi all’uso di antibiotici e sulle alternative disponibili, sarebbero più propensi ad attendere prima di assumere tali farmaci. Tamma ha esortato i clinici a migliorare la comunicazione con i pazienti, incoraggiandoli a porre domande e a riflettere attentamente prima di decidere di intraprendere un trattamento antibiotico.
Studi scientifici a supporto di un trattamento più breve
L’esperta ha citato numerosi studi randomizzati controllati che dimostrano come, per diverse infezioni comuni, un ciclo di antibiotici di circa sette giorni sia generalmente sufficiente. Queste ricerche riguardano condizioni come la polmonite, le infezioni delle vie urinarie, le batteriemie e le infezioni intra-addominali. Tamma ha sottolineato che prolungare il trattamento oltre questo periodo può aumentare il rischio di sviluppare batteri resistenti, complicando ulteriormente il trattamento di future infezioni. Ha anche menzionato i potenziali effetti collaterali, come le infezioni da Clostridium difficile, che possono causare diarrea severa, e altri eventi avversi legati all’assunzione di antibiotici.
La somministrazione degli antibiotici: vie orali vs. endovenose
Un altro punto cruciale sollevato da Tamma riguarda la via di somministrazione degli antibiotici. Ha affermato che ci sono sempre più prove che gli antibiotici orali possano risultare altrettanto efficaci di quelli somministrati per via endovenosa. Nonostante la presenza di dati provenienti da studi osservazionali e la necessità di ulteriori trial clinici, alcuni antibiotici orali, come i fluorochinoloni e il trimetoprim-sulfametossazolo, raggiungono concentrazioni ematiche simili a quelle degli equivalenti endovenosi. Tamma ha evidenziato che, per alcune infezioni da batteri Gram-negativi sensibili a questi farmaci, il passaggio alla terapia orale è una scelta ragionevole. Tuttavia, rimangono incertezze riguardo ad alcuni beta-lattamici orali, per i quali sono necessari ulteriori dati, in particolare nel caso di batteriemie.
Le dichiarazioni di Pranita Tamma pongono l’accento su un tema cruciale per la salute pubblica: la necessità di rivedere le pratiche attuali nella prescrizione degli antibiotici, al fine di preservare l’efficacia di questi farmaci vitali per le generazioni future.
