Il fenomeno delle infezioni sessualmente trasmesse (IST) continua a destare preoccupazione in Italia e in Europa. I dati rivelano che, nonostante un’ampia conoscenza di queste patologie tra la popolazione, solo un terzo degli italiani si sottopone a test diagnostici. Questo quadro allarmante è emerso durante la presentazione del report intitolato “Infezioni sessualmente trasmesse: Barriere e soluzioni della diagnosi precoce”, avvenuta il 17 luglio 2025 presso la Camera dei Deputati a Roma, grazie all’iniziativa dell’onorevole Mauro D’Attis e alla collaborazione dell’onorevole Gian Antonio Girelli.
La situazione attuale delle infezioni sessualmente trasmesse
Nel report, si evidenzia che l’87% della popolazione è a conoscenza delle IST e l’80% è informato riguardo l’esistenza dei test disponibili. Tuttavia, solo il 30% ha effettuato un test. Tra coloro che non hanno mai eseguito esami, il 48% non sa a quale struttura rivolgersi. Sorprendentemente, il 90% dei casi di IST viene diagnosticato solo dopo l’infezione, nonostante siano disponibili strumenti diagnostici avanzati. Questi dati pongono in luce la necessità di migliorare l’accesso ai test e la consapevolezza riguardo alla salute sessuale.
Il report, frutto di un progetto coordinato da Ls Cube con il supporto di Hologic Italia, si basa su due sondaggi anonimi. Uno è stato condotto tra operatori sanitari come microbiologi e ginecologi, mentre l’altro ha coinvolto un campione della popolazione generale. Questa duplice analisi ha permesso di identificare le criticità che ostacolano l’uso dei test, nonché di valutare il livello di conoscenza e consapevolezza della popolazione riguardo alla prevenzione e gestione delle IST.
Le barriere all’accesso ai test diagnostici
Dalla ricerca emerge una carenza di test gratuiti, un’informazione inadeguata e una mancanza di chiarezza su quale medico consultare. Il 60% della popolazione identifica il ginecologo o l’andrologo come il principale referente per la prescrizione dei test, nonostante non ci sia una figura predominante in questo ruolo. Inoltre, il 60% degli intervistati si dichiara insoddisfatto delle informazioni ricevute dai medici riguardo alla propria salute sessuale, mentre il 90% ritiene che le IST non siano discusse a sufficienza in nessun contesto.
Il focus group ha formulato raccomandazioni per affrontare queste problematiche, evidenziando l’importanza di interventi informativi, di prevenzione e di diagnosi precoce. È necessario anche formare adeguatamente gli operatori sanitari affinché possano adottare un approccio proattivo nei confronti dei pazienti. Infine, si propone la creazione di un modello hub&spoke per migliorare la rete di assistenza sanitaria sul territorio.
Il futuro delle infezioni sessualmente trasmesse in Italia
Barbara Suligoi, direttrice del Centro operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità, ha sottolineato che i dati del 2023 mostrano un incremento del 9% delle IST rispetto al 2022 e un aumento del 17% rispetto al 2021. Questo trend preoccupante si inserisce in un contesto di crescita continua rispetto al periodo pre-Covid. Inoltre, si stima che il 25% delle persone infette da IST batteriche, come clamidia e gonorrea, sia asintomatico e scopra la propria condizione solo durante altri accertamenti clinici.
Suligoi ha evidenziato l’importanza di potenziare i centri IST sul territorio e di formare il personale sociosanitario per raggiungere le persone che, altrimenti, potrebbero non sottoporsi a test. Una diagnosi precoce è cruciale per avviare tempestivamente il trattamento e prevenire complicazioni gravi. Ad esempio, la sifilide può colpire il sistema nervoso centrale, mentre la clamidia può compromettere la fertilità e il gonococco può causare gravi infezioni. Questi dati evidenziano l’urgenza di un intervento coordinato per affrontare il problema delle IST e garantire una maggiore protezione della salute pubblica.
