Sanità, Fi propone di rimuovere le incompatibilità per i medici Ssn per abbattere le liste d’attesa

Nuovo testo di legge per modificare il regime di incompatibilità dei medici del Servizio Sanitario Nazionale, aumentando flessibilità e ore di lavoro per migliorare l’accesso alle prestazioni sanitarie.

Presentato oggi, 15 gennaio 2026, durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, un nuovo testo di legge che mira a modificare il regime di incompatibilità vigente per i medici e i professionisti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). L’incontro ha visto la partecipazione di Antonio Tajani, vicepremier e segretario di Forza Italia, Orazio Schillaci, ministro della Salute, e altri esponenti di rilievo del partito.

Modifiche al regime di incompatibilità

Il provvedimento propone di eliminare le restrizioni che attualmente limitano i medici del SSN nel lavorare liberamente in strutture sia pubbliche che private accreditate. L’obiettivo è di consentire, su base volontaria, l’aggiunta di ore di lavoro nel settore pubblico, con l’intento di ridurre le liste d’attesa e migliorare l’accesso alle prestazioni sanitarie. Il testo di legge è stato presentato con l’intento di utilizzare le risorse professionali già disponibili, aumentando la flessibilità del sistema sanitario.

Tajani ha sottolineato che il regime di incompatibilità, in vigore dal 1991, ha contribuito a una diminuzione del numero di medici disponibili, rendendo difficile soddisfare le esigenze della popolazione. La proposta, quindi, è vista come una misura per garantire maggiore libertà ai professionisti sanitari.

Obiettivi del provvedimento

Tra i principali obiettivi del testo di legge vi è la volontà di rendere il SSN più attrattivo, trattenendo i professionisti e affrontando il problema delle dimissioni e dei pensionamenti. La proposta mira anche a ridurre i costi emergenziali associati all’utilizzo dei medici “gettonisti”, che spesso vengono impiegati per far fronte a carenze di personale.

Orazio Schillaci ha evidenziato che la modifica della legge del 1991 è necessaria per rispondere all’attuale carenza di medici. La nuova disposizione consentirebbe ai medici dipendenti e convenzionati di svolgere ore aggiuntive in altre strutture, contribuendo così a migliorare l’efficienza del sistema sanitario.

Flessibilità per i professionisti

La proposta di legge prevede che i medici possano decidere di lavorare ore extra, affiancando il loro servizio attuale in ospedali, ambulatori e strutture di comunità. Schillaci ha affermato che mantenere un contratto fisso di 38 ore settimanali risulta anacronistico, considerando le mutate esigenze di cittadini e professionisti. La possibilità di lavorare di più potrebbe risultare vantaggiosa, in particolare per i medici più giovani.

La gestione delle ore aggiuntive sarà di competenza delle Regioni, che dovranno organizzare il tutto in base ai propri bilanci. Questo approccio consentirebbe di affrontare in modo più efficace la domanda crescente di prestazioni sanitarie, migliorando l’accesso per i cittadini e riducendo le liste d’attesa.

Condivi su: