Sanità, Quici (Cimo-Fesmed): “Le liste d’attesa sono il risultato di anni di tagli”

Il sistema sanitario italiano è in crisi per carenza di personale e risorse, con liste d’attesa crescenti e servizi ridotti, richiedendo interventi urgenti.

Il sistema sanitario italiano si trova sotto crescente pressione, a causa di una carenza di personale e risorse che perdura dal 2008. Durante un convegno tenutosi a Roma il 15 aprile 2026, Guido Quici, presidente nazionale del sindacato medici Cimo-Fesmed, ha evidenziato le problematiche legate alle liste d’attesa e alla diminuzione dei servizi sanitari disponibili per la popolazione.

Il contesto attuale del sistema sanitario

Nel corso degli anni, il Servizio sanitario nazionale ha subito significativi tagli. Quici ha sottolineato che “il problema delle liste d’attesa e della carenza di servizi sanitari è il risultato di anni di scelte strutturali che hanno ridotto progressivamente le risorse del sistema”. A partire dal 2008, si è registrato un blocco della spesa, che ha comportato una diminuzione di posti letto, prestazioni e personale sanitario. La conseguenza diretta di tali misure è stata una significativa riduzione della capacità del sistema di offrire servizi ai cittadini, con un impatto negativo sulla salute pubblica.

Questa situazione ha portato a una diminuzione delle prestazioni, in particolare per quanto riguarda attività fondamentali come la prevenzione secondaria e terziaria. Quici ha affermato che “l’offerta sanitaria non si è sviluppata, ma si è progressivamente ridotta”, evidenziando l’urgenza di un intervento per ripristinare le risorse necessarie al funzionamento del sistema.

Le sfide per i professionisti della salute

Durante il suo intervento, Quici ha messo in evidenza anche le difficoltà affrontate dai medici, che lasciano il sistema non solo per motivi economici, ma anche per altre criticità. Tra questi, il difficile equilibrio tra vita privata e lavoro, il rischio di aggressioni nelle strutture sanitarie, l’alto livello di contenziosi legali e la scarsa autonomia nelle decisioni cliniche e organizzative.

Il presidente del sindacato ha descritto un quadro preoccupante: “Un sistema con meno personale, meno strutture e quindi meno capacità di rispondere alla domanda di salute“. Questa situazione contribuisce all’allungamento delle liste d’attesa, creando un circolo vizioso che penalizza sia i professionisti della salute che i cittadini che necessitano di cure.

Le responsabilità politiche e organizzative

Quici ha concluso il suo intervento sottolineando che la frustrazione dei cittadini spesso si scarica sui medici, i quali si trovano in prima linea nel fronteggiare le difficoltà del sistema. Tuttavia, i professionisti non sono responsabili delle decisioni strategiche che riguardano il settore sanitario, le quali dipendono dalle scelte politiche e organizzative.

La situazione attuale richiede un’attenzione urgente da parte delle autorità competenti, affinché si possano ripristinare le risorse necessarie per garantire un Servizio sanitario nazionale efficiente e in grado di rispondere adeguatamente alle esigenze della popolazione.

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