ROMA – La bozza del nuovo decreto tariffario per la specialistica ambulatoriale e l’assistenza protesica, presentata il 25 novembre 2024, continua a suscitare preoccupazioni. Il Tar Lazio ha annullato il provvedimento, evidenziando gravi criticità legate alle carenze nell’istruttoria e nella metodologia di determinazione delle tariffe. L’Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata (Uap) ha sollevato forti dubbi sull’efficacia del nuovo schema, sostenendo che sia stato elaborato senza un confronto adeguato con le organizzazioni rappresentative delle strutture che operano per il Servizio sanitario nazionale. Mariastella Giorlandino, presidente di Uap, ha affermato che non basta annunciare l’aumento di alcune tariffe; è fondamentale che ogni importo copra realmente i costi industriali delle prestazioni, tenendo conto di tutte le variabili coinvolte.
La maggior parte delle tariffe rimane invariata
Un’analisi comparativa tra il tariffario del 2024 e quello allegato alla nuova bozza rivela un dato significativo: su 2.040 codici della specialistica ambulatoriale esaminati, ben 1.591 tariffe rimangono inalterate, mentre solo 448 codici vedono un aumento. L’aumento medio complessivo indicato dal ministero non è sufficiente a dimostrare che le singole prestazioni siano adeguatamente remunerate. Un dato medio può infatti risultare fuorviante, poiché potrebbe essere influenzato da incrementi concentrati su alcune categorie, mentre molte altre tariffe continuano a rimanere invariate o aumentano in misura inferiore rispetto alla reale crescita dei costi.
Il caso dei laboratori è particolarmente rappresentativo. Il ministero ha indicato un rapporto medio tra costi e ricavi pari al 99,7%, considerato un indice di sostanziale adeguatezza del tariffario. Tuttavia, questo valore riflette solo il risultato aggregato: prestazioni con compensi inadeguati possono essere compensate da altre più remunerate. Pertanto, il dato del 99,7% non dimostra che ogni singolo esame sia economicamente sostenibile. Un tariffario inadeguato danneggia anche la sanità pubblica, valorizzando prestazioni che potrebbero risultare inferiori ai costi sostenuti, aggravando le difficoltà di bilancio e riducendo le risorse disponibili per personale e tecnologie.
Una bozza pubblicata senza consultazione
Uap ha contestato anche le modalità di pubblicazione della bozza, ritenendo che sia stata presentata all’opinione pubblica senza un adeguato coinvolgimento delle associazioni rappresentative degli erogatori. Giorlandino ha sottolineato che la trasparenza non si limita alla diffusione di un documento attraverso i media, ma richiede che chi eroga le prestazioni possa conoscere e verificare i dati utilizzati prima della conclusione del procedimento. La documentazione attualmente disponibile non chiarisce quanti erogatori e quali osservazioni siano stati effettivamente considerati, né la distribuzione territoriale e dimensionale del campione, e non fornisce informazioni sull’incidenza delle esclusioni sui risultati finali.
Il ministero dell’economia deve controllare l’uso delle risorse
Uap ha chiesto al ministro dell’Economia e delle Finanze di esaminare con attenzione la coerenza tra le risorse pubbliche destinate alla revisione tariffaria, la metodologia applicata e gli importi proposti. Le risorse stanziate per l’aggiornamento non devono tradursi in una revisione puramente formale, che lasci invariata la maggior parte dei codici e mantenga prestazioni sotto-remunerate. La verifica richiesta al Mef deve riguardare non solo la copertura contabile del decreto, ma anche la reale capacità delle somme stanziate di affrontare le criticità del decreto del 2024 e garantire tariffe compatibili con l’erogazione continua dei livelli essenziali di assistenza.
L’erosione monetaria non viene recuperata
Uap ha evidenziato che il decreto del 25 novembre 2024 è intervenuto dopo un lungo periodo di mancato aggiornamento delle tariffe nazionali. Per la specialistica ambulatoriale, il precedente riferimento risaliva al decreto ministeriale del 18 ottobre 2012, mentre per l’assistenza protesica il quadro tariffario era ancora quello stabilito dal decreto ministeriale del 27 agosto 1999. Tra ottobre 2012 e novembre 2024, l’indice Istat FOI, al netto dei tabacchi, è aumentato di circa il 21%. Ciò implica che una tariffa rimasta invariata dal 2012 avrebbe richiesto un adeguamento di circa il 21% nel 2024 per mantenere il valore reale. Nonostante ciò, il decreto del 2024 ha ridotto numerosi importi già obsoleti. Inoltre, dal novembre 2024 a giugno 2026 si è registrato un ulteriore aumento dei prezzi vicino al 4%. Questi dati non misurano l’incremento specifico dei costi sanitari, che potrebbe essere anche superiore, ma dimostrano che la nuova bozza non recupera neppure completamente la perdita di valore delle tariffe.
Il costo finale ricadrà sui cittadini
Uap ha quindi richiesto la sospensione dell’iter della bozza, l’apertura di un tavolo tecnico con le associazioni rappresentative degli erogatori, la pubblicazione dei dati e dei criteri utilizzati, la verifica delle prestazioni sotto-remunerate e l’introduzione di un meccanismo annuale di adeguamento delle tariffe basato su un indice ufficiale Istat. Le strutture accreditate non possono continuare a erogare prestazioni in perdita. Se le tariffe rimarranno insufficienti, ci sarà una riduzione delle attività non sostenibili, il rinvio degli investimenti e, nei settori ad alta intensità di lavoro, una contrazione delle ore lavorate o degli organici. Il costo finale di queste decisioni ricadrà sui cittadini, con meno prestazioni, liste d’attesa più lunghe e un maggiore ricorso alla spesa privata.
