Scabbia, perché fa paura e perché oggi è più difficile curarla

La scabbia è in crescita anche in Italia: terapie complesse, costi elevati e gestione incompleta rendono difficile il controllo della malattia.
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Per molti è un ricordo sbiadito, legato a un’Italia povera e lontana. Eppure la scabbia è tornata ad affacciarsi con forza anche nei Paesi occidentali, Italia compresa. I casi sono in aumento, le terapie non sempre funzionano come dovrebbero e i costi ricadono spesso interamente sui cittadini. Un mix che preoccupa medici e autorità sanitarie, perché la scabbia non è solo una malattia della pelle, ma un problema di sanità pubblica.

La scabbia è causata dall’acaro Sarcoptes scabiei e si trasmette attraverso contatti stretti e prolungati. Provoca prurito intenso, lesioni cutanee e un forte impatto sulla qualità della vita. Non è legata all’igiene personale, ma alle condizioni di contatto ravvicinato, motivo per cui può diffondersi rapidamente in famiglie, scuole, comunità e strutture assistenziali.

Una malattia “trascurata” ma globale

Nel 2017 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito la scabbia tra le malattie tropicali trascurate, riconoscendone il peso in termini di diffusione, complicanze e costi sociali. Negli ultimi anni, anche in Europa, la sua incidenza è tornata a crescere dopo il temporaneo calo registrato durante la pandemia, quando il distanziamento aveva ridotto i contagi.

In Italia diverse segnalazioni regionali indicano un incremento significativo dei casi rispetto al periodo pre-Covid. Un aumento che non riguarda solo contesti di marginalità, ma coinvolge famiglie, adolescenti e bambini, oggi tra i gruppi più colpiti.

Perché i casi aumentano

Le cause sono molteplici e ben documentate. Da un lato incidono la mobilità internazionale, il turismo e i flussi migratori; dall’altro pesano trattamenti incompleti o non corretti, difficoltà nel trattare tutti i contatti stretti e una gestione ambientale spesso insufficiente.

Un altro elemento critico è rappresentato dai fallimenti terapeutici, sempre più segnalati in letteratura scientifica. Non si tratta di una resistenza conclamata come quella degli antibiotici, ma di una ridotta efficacia clinica dei trattamenti quando non vengono seguite scrupolosamente dosi, tempi e modalità di applicazione.

Come si cura oggi la scabbia

Le linee guida internazionali indicano due trattamenti di riferimento: la permetrina al 5% per uso topico e l’ivermectina per via orale, dosata in base al peso corporeo. Entrambi i farmaci non sono ovicidi, motivo per cui è necessario ripetere la terapia dopo circa una settimana per eliminare gli acari nati dalle uova.

La permetrina deve essere applicata su tutta la superficie corporea e mantenuta in sede per diverse ore, mentre l’ivermectina richiede più dosi a distanza di tempo. In entrambi i casi è fondamentale trattare anche i conviventi e i contatti stretti, considerati potenziali malati, per evitare reinfestazioni.

Il nodo dei costi e dell’accesso alle cure

Nonostante la scabbia sia una patologia a rilevanza sociale e soggetta a denuncia obbligatoria, i farmaci necessari non sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale su tutto il territorio italiano. Questo significa che molte famiglie devono sostenere spese importanti, soprattutto quando il trattamento deve essere esteso a più persone e ripetuto nel tempo.

Alcune regioni hanno avviato la distribuzione gratuita dei farmaci, ma spesso con schemi terapeutici giudicati insufficienti dagli specialisti, perché non sempre adeguati alle forme più persistenti o alle situazioni familiari complesse.

Una gestione che va ripensata

Secondo dermatologi e società scientifiche, la diffusione della scabbia oggi è alimentata da una combinazione di fattori: terapie incomplete per ragioni economiche, indicazioni non sempre personalizzate, mancato trattamento dei contatti e difficoltà nel garantire un controllo efficace dell’ambiente domestico.

Per questo cresce la richiesta di un riconoscimento nazionale dei farmaci contro la scabbia come terapie essenziali, con accesso gratuito e possibilità per il medico di modulare durata e intensità del trattamento in base ai singoli casi. Una strategia che potrebbe ridurre recidive, contagi e costi complessivi per il sistema sanitario.

La scabbia non è una malattia del passato. È una patologia attuale, sottovalutata, che richiede attenzione, informazione corretta e politiche sanitarie adeguate per essere davvero controllata.

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