Sclerosi multipla, nuovi dati chiariscono l’origine della malattia

Nuovi studi scientifici chiariscono il legame tra virus di Epstein-Barr, risposta autoimmune e fattori prenatali nello sviluppo della sclerosi multipla.
Nuovo farmaco mostra potenziale contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica: uno studio internazionale - Salutextutti.it

Per anni il legame tra infezione da virus di Epstein-Barr e sclerosi multipla è stato osservato, ipotizzato, discusso. Oggi quel legame appare più chiaro. Una serie di studi recenti, pubblicati su alcune delle più autorevoli riviste scientifiche internazionali, sta ricostruendo con maggiore precisione la catena di eventi biologici che può portare allo sviluppo della malattia, spostando l’attenzione sia sul sistema immunitario sia su fattori che agiscono già prima della nascita.

Il meccanismo immunitario che collega Epstein-Barr e sclerosi multipla

Una ricerca pubblicata sulla rivista Cell e condotta da un gruppo di scienziati del Karolinska Institutet ha individuato un possibile meccanismo chiave alla base della sclerosi multipla. I ricercatori hanno analizzato campioni di sangue di persone affette dalla malattia e di individui sani, concentrandosi su specifiche cellule del sistema immunitario: i linfociti T.

Queste cellule, fondamentali nella difesa dell’organismo, in alcuni soggetti reagiscono in modo anomalo. In particolare, una parte dei linfociti T riconosce una proteina presente nel sistema nervoso centrale, l’anoctamina-2, come se fosse una minaccia virale. Il risultato è un attacco autoimmune che finisce per danneggiare i nervi. Questo fenomeno, definito “mimetismo molecolare”, è risultato significativamente più frequente nelle persone con sclerosi multipla.

Secondo gli autori dello studio, guidati da Olivia Thomas, l’infezione da virus di Epstein-Barr potrebbe innescare questa risposta immunitaria errata, spiegando perché quasi tutti i pazienti con sclerosi multipla abbiano avuto in passato il contatto con il virus.

Dalle cellule “ribelli” a nuove terapie mirate

Gli esperimenti condotti su modelli animali hanno rafforzato l’ipotesi: i linfociti T che reagiscono sia al virus sia alle proteine cerebrali possono aggravare sintomi simili a quelli della sclerosi multipla e causare danni al cervello. Questo passaggio è cruciale perché apre alla possibilità di sviluppare terapie mirate, capaci di colpire selettivamente queste cellule immunitarie “ribelli”, senza sopprimere l’intero sistema immunitario.

Resta però una domanda centrale: perché solo alcune persone sviluppano la malattia dopo l’infezione da Epstein-Barr, mentre la maggioranza no? La risposta potrebbe trovarsi molto prima dell’esordio dei sintomi.

La vita fetale e il rischio di sclerosi multipla

Un secondo filone di ricerca, pubblicato su JAMA Neurology e coordinato dalla Columbia University, suggerisce che parte del rischio di sviluppare la sclerosi multipla si costruisca già durante la vita fetale.

Analizzando i dati dei registri delle nascite in Norvegia tra il 1967 e il 1989, i ricercatori hanno osservato che il diabete materno in gravidanza è associato a un raddoppio del rischio di sclerosi multipla nel corso della vita del figlio. Anche un peso elevato alla nascita risulta correlato a un aumento del rischio, mentre un basso peso sembra avere un effetto protettivo. Altri fattori, come il parto pretermine o l’ipertensione materna, non hanno mostrato un’associazione significativa.

Un’origine complessa tra genetica e ambiente

«La sclerosi multipla deriva da una cattiva regolazione immunitaria cronica causata da complesse interazioni tra fattori genetici e ambientali», spiegano gli autori dello studio. L’esposizione all’iperglicemia materna potrebbe modificare in modo duraturo la programmazione del sistema immunitario del feto oppure favorire un aumento di peso che, nel tempo, contribuisce a uno stato infiammatorio cronico.

Nel loro insieme, questi dati spostano indietro la catena delle cause responsabili della sclerosi multipla, indicando una finestra temporale precoce – che va dall’infezione virale alla gravidanza – su cui concentrare futuri studi e strategie di prevenzione.

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