Sepsi neonatale: cause e sintomi da conoscere nel primo mese di vita

La Società Italiana di Neonatologia evidenzia l’importanza della diagnosi precoce e terapie personalizzate nella lotta contro la sepsi neonatale, un’emergenza sanitaria globale.

La Società Italiana di Neonatologia (SIN) ha recentemente sottolineato l’importanza di una diagnosi tempestiva e di terapie sempre più personalizzate nella lotta contro la sepsi neonatale. Questo tema sarà al centro delle discussioni in occasione del World Sepsis Day, che si celebra il 13 settembre 2026, un evento che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla gravità di questa condizione.

Sepsi neonatale: un’emergenza sanitaria globale

La sepsi rappresenta una delle principali emergenze sanitarie a livello mondiale, con un impatto significativo sulla mortalità infantile, in particolare nei neonati. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la sepsi è una delle cause principali di morte nei neonati, specialmente nei prematuri e nei Paesi a basso reddito. Le statistiche indicano che la letalità varia tra il 10 e il 20%, con tassi più elevati nei casi gravi e nei neonati con peso molto basso alla nascita. Ogni anno, migliaia di famiglie si trovano a fronteggiare questa patologia, che, se diagnosticata precocemente, può essere trattata con successo.

La SIN ha messo in evidenza che la diagnosi precoce è cruciale, poiché ogni minuto è fondamentale per il trattamento della sepsi neonatale. I neonatologi stanno richiamando l’attenzione su questo problema, evidenziando la necessità di prevenire le infezioni neonatali e di investire nella ricerca scientifica. Negli ultimi anni, sono stati compiuti passi significativi in questo campo, con nuove evidenze scientifiche che promettono di migliorare le strategie di diagnosi e cura.

Riconoscere i sintomi: una sfida per i professionisti

Il riconoscimento dei sintomi della sepsi nei neonati può essere particolarmente difficile. Gli specialisti avvertono che i segni iniziali sono spesso molto sfumati e possono includere difficoltà ad alimentarsi, ridotta reattività, alterazioni della temperatura corporea, difficoltà respiratoria e colorito pallido o marezzato. Anche un ritardo di poche ore nella diagnosi può influenzare drasticamente la prognosi. La conferma diagnostica e la terapia mirata si basano su indagini colturali, come l’emocoltura, che richiedono tempo, a volte fino a 72 ore.

Questa situazione ha spinto la SIN a sviluppare nuovi strumenti diagnostici, come la PCR multiplex, la metagenomica e la profilazione genica dell’ospite. Mario Giuffrè, segretario del gruppo di studio Infettivologia Neonatale della SIN, ha sottolineato come queste tecnologie possano consentire di identificare l’infezione molto prima rispetto ai metodi tradizionali, permettendo di avviare tempestivamente la terapia antimicrobica e di personalizzarla in base alle necessità specifiche del neonato.

Investire nella prevenzione e nella sorveglianza

Un aspetto di crescente preoccupazione è la diffusione di microrganismi multiresistenti, che rende fondamentale investire in programmi di prevenzione delle infezioni e nella sorveglianza microbiologica. La SIN ha evidenziato l’importanza di ridurre l’uso improprio di antibiotici senza ritardare il trattamento dei neonati realmente affetti da sepsi. Nel 2025, l’OMS ha pubblicato il primo Target Product Profile per lo sviluppo di test rapidi in grado di identificare le infezioni batteriche gravi nei neonati e nei lattanti, con l’obiettivo di fornire esami utilizzabili anche in contesti con risorse limitate.

Nel 2026, sono state aggiornate le linee guida della Surviving Sepsis Campaign per l’età pediatrica, sottolineando l’importanza del riconoscimento precoce e del trattamento tempestivo. I neonatologi italiani hanno messo in evidenza la necessità di somministrare antibiotici entro la prima ora nei casi di shock settico e di migliorare il follow-up per monitorare gli esiti a lungo termine dopo la dimissione.

Reti di assistenza e ricerca in Italia

L’Italia vanta una rete efficace di Terapie Intensive Neonatali (TIN), che partecipano a programmi nazionali di sorveglianza delle infezioni neonatali. Massimo Agosti, presidente della SIN, ha affermato che le attività di ricerca e le reti collaborative, come l’Inn-Sin, consentono di raccogliere dati epidemiologici sulle infezioni neonatali, confrontando indicatori di qualità e monitorando i pattern microbiologici. Grazie a queste iniziative, è stato possibile migliorare la qualità dell’assistenza, promuovendo l’uso appropriato degli antibiotici e monitorando l’epidemiologia delle infezioni neonatali.

Il gruppo di studio Infettivologia Neonatale della SIN ha ribadito l’importanza della prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza e del contenimento della diffusione di patogeni multiresistenti nelle TIN. Le misure preventive comprendono un’assistenza ostetrica qualificata, la prevenzione delle infezioni materne, l’igiene delle mani e l’allattamento al seno. L’uso appropriato degli antibiotici e l’efficacia dei sistemi di sorveglianza delle infezioni nelle TIN sono altrettanto cruciali.

Le infezioni invasive continuano a rappresentare una delle principali complicanze per i neonati prematuri ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale. Sebbene la sepsi precoce sia oggi rara nei neonati a termine, con un’incidenza inferiore a 1 caso ogni 1.000 nati vivi, la sepsi tardiva rimane una delle complicanze più comuni nei neonati di peso estremamente basso. Agosti ha avvertito che la sepsi può colpire anche neonati apparentemente sani, sottolineando l’importanza di riconoscerne i segnali per salvare vite. La ricerca continua a fornire strumenti sempre più sofisticati, ma il riconoscimento precoce e l’accesso tempestivo alle cure rimangono fattori cruciali nella lotta contro questa grave condizione.

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