Una recente scoperta condotta da un team di ricercatori italiani ha aperto nuove prospettive per la terapia genica della sindrome di Rett, una malattia rara del neurosviluppo che colpisce principalmente le bambine. Questa patologia è causata dalla perdita di funzione del gene MeCP2 e si caratterizza per la regressione delle abilità motorie e del linguaggio, oltre a una ridotta interazione sociale. Le piccole affette da questa sindrome, note anche come le “bimbe dagli occhi belli”, comunicano attraverso il loro sguardo intenso, nonostante le difficoltà che affrontano. Attualmente non esistono terapie in grado di arrestare o invertire la progressione dei sintomi, ma un gruppo di ricerca dell’Istituto di neuroscienze e dell’Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Milano, in collaborazione con l’IRCCS Ospedale San Raffaele, ha fatto un passo avanti significativo. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Nature Communications il 24 aprile 2026.
Nuove scoperte sulla proteina MeCP2
Il team di ricerca, guidato dai dottori Vania Broccoli e Mirko Luoni, ha dimostrato per la prima volta che la proteina MeCP2 ha la capacità di attivare geni fondamentali per lo sviluppo dei neuroni. Questo avviene attraverso la cooperazione con un complesso epigenetico noto come Swi/Snf, il quale regola l’accesso al DNA. Attraverso un’analisi approfondita sull’intero genoma, il gruppo ha identificato i principali target della proteina MeCP2, i quali sono cruciali per il differenziamento e la maturazione funzionale dei neuroni. Sorprendentemente, il meccanismo di attivazione della proteina risulta attivo durante lo sviluppo cerebrale, ma è trascurabile nei neuroni maturi del cervello adulto. Questo implica che i neuroni adulti possono tollerare livelli significativamente più elevati di MeCP2 rispetto ad altre cellule.
Implicazioni terapeutiche e prospettive future
L’importanza di questi risultati è sottolineata dal dottor Broccoli, il quale ha evidenziato come, fino ad ora, la comunità scientifica fosse convinta che un eccesso di MeCP2 potesse risultare dannoso tanto quanto la sua carenza. Questo ha ostacolato lo sviluppo di strategie di terapia genica mirate a ripristinare la funzione del gene nel cervello delle pazienti. Tuttavia, le nuove scoperte cambiano radicalmente questa visione, suggerendo che l’effetto tossico di livelli elevati di MeCP2 non è universale e dipende dal contesto cellulare, non applicandosi ai neuroni, che sono le cellule chiave nella patologia. Questa nuova comprensione amplia significativamente le possibilità terapeutiche e apre la strada a strategie di terapia genica più efficaci e sicure.
Attualmente, solo due approcci di terapia genica per la sindrome di Rett hanno raggiunto la fase clinica. La scoperta del team di Milano potrebbe accelerare lo sviluppo e la validazione di nuove soluzioni terapeutiche, facilitando il loro passaggio verso la sperimentazione clinica. I ricercatori si mostrano ottimisti riguardo al futuro, con l’intento di tradurre queste scoperte in trattamenti concreti per le pazienti affette da questa complessa malattia.
