Sport e rischio di demenza: uno studio analizza i colpi alla testa negli atleti

L’esposizione a colpi alla testa aumenta il rischio di demenza tra gli atleti, secondo uno studio del CTE Center della Boston University, suggerendo una nuova causa di demenza.

L’esposizione a ripetuti colpi alla testa, una condizione comune tra gli atleti impegnati in sport di contatto, aumenta significativamente il rischio di sviluppare demenza. Questo allarmante avviso proviene da un ampio studio condotto dal CTE Center della Boston University, specializzato nella ricerca sull’encefalopatia traumatica cronica (CTE), una malattia neurodegenerativa causata da traumi cranici ripetuti. I ricercatori affermano che la CTE dovrebbe essere considerata una nuova causa di demenza, un’affermazione che potrebbe avere profonde implicazioni per la salute degli sportivi.

Analisi dello studio

La ricerca, recentemente pubblicata sulla rivista “Alzheimer’s & Dementia“, si basa sull’analisi di dati provenienti da 614 donatori di cervello che avevano subito ripetuti impatti alla testa. Tra questi, 366 presentavano solo CTE, mentre 248 non ne erano affetti. I risultati hanno rivelato che coloro che mostravano la forma più avanzata di CTE avevano una probabilità quattro volte superiore di sviluppare demenza. Questa associazione è paragonabile a quella tra demenza e avanzamento del morbo di Alzheimer, la principale causa di demenza nel mondo.

Michael Alosco, professore associato di neurologia alla Boston University Chobanian & Avedisian School of Medicine e co-direttore della ricerca clinica nel CTE Center, ha sottolineato l’importanza di questi risultati, affermando che dimostrano una solida correlazione tra CTE e demenza, insieme a sintomi cognitivi. Alosco ha evidenziato che riconoscere i sintomi cognitivi e la demenza come conseguenze della CTE apre la strada a una diagnosi più accurata di questa condizione durante la vita, un obiettivo fondamentale per migliorare la salute degli atleti.

Relazione tra demenza, morbo di Alzheimer e CTE

La demenza è una sindrome clinica caratterizzata da compromissioni nel pensiero e nella memoria, che influiscono negativamente sulla capacità di svolgere attività quotidiane, come guidare o gestire le finanze. Sebbene il morbo di Alzheimer sia la causa principale di demenza, esistono diverse altre malattie cerebrali progressive che possono causare questa condizione, note collettivamente come demenze correlate all’Alzheimer (ADRD). Con i risultati di questo studio, i ricercatori sostengono che la CTE dovrebbe essere formalmente considerata una di queste ADRD.

Inoltre, lo studio ha rivelato che la demenza causata da CTE viene spesso diagnosticata erroneamente come morbo di Alzheimer o, in alcuni casi, non viene diagnosticata affatto. Tra coloro che hanno ricevuto una diagnosi di demenza, il 40% ha ricevuto un’etichetta di malattia di Alzheimer, nonostante le evidenze autoptiche non confermassero tale diagnosi. Un ulteriore 38% ha ricevuto diagnosi “sconosciute” o non specificabili.

Lo studio affronta anche il dibattito in corso tra medici e ricercatori riguardo alla CTE, con alcuni che sostengono che non presenti sintomi clinici evidenti. Nel 2022, esperti del Concussion in Sport Group avevano dichiarato che non era chiaro se la CTE potesse causare problemi neurologici o psichiatrici specifici. Alosco ha contestato questa visione, affermando che i dati raccolti dimostrano l’impatto significativo della CTE sulla vita dei pazienti e delle loro famiglie, sottolineando la necessità di distinguere chiaramente la CTE dal morbo di Alzheimer e da altre forme di demenza.

Infine, lo studio ha trovato che non esiste un’associazione tra CTE di basso stadio e demenza o cognizione. Gli autori concludono che per convalidare i loro risultati, sono necessari studi prospettici con valutazioni oggettive e controlli di pari età.

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