Studio dei cardiologi europei: cibi ultra-processati aumentano i rischi cardiovascolari

L’aumento del consumo di alimenti ultra-processati è legato a maggiori rischi di malattie cardiovascolari, secondo un documento della Società Europea di Cardiologia.

Il consumo di alimenti ultra-processati è in costante aumento, e le conseguenze per la salute cardiovascolare stanno attirando sempre più l’attenzione degli esperti. Un recente documento di consenso della Società Europea di Cardiologia, pubblicato sull’European Heart Journal, si propone di sensibilizzare i professionisti del settore riguardo ai rischi associati a questi prodotti. L’iniziativa è stata guidata dal Council for Cardiology Practice della European Society of Cardiology, con la collaborazione di un team internazionale di ricercatori, tra cui spiccano nomi come Luigina Guasti dell’Università degli Studi dell’Insubria, Marialaura Bonaccio dell’IRCCS Neuromed e Licia Iacoviello dell’Università LUM di Casamassima.

Il documento e le raccomandazioni pratiche

Il documento, frutto di una revisione approfondita della letteratura scientifica, non si limita a raccogliere informazioni, ma offre anche raccomandazioni operative per i cardiologi. L’obiettivo è quello di integrare la valutazione del consumo di alimenti ultra-processati e il counseling nutrizionale nella pratica clinica. Si suggerisce un approccio graduale alla prevenzione cardiovascolare, fornendo strumenti utili per migliorare la comunicazione con i pazienti e favorirne il coinvolgimento attivo. Secondo il documento, il consumo elevato di questi alimenti è associato a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari e mortalità cardiovascolare.

Rischi associati agli alimenti ultra-processati

Le evidenze raccolte nel documento dimostrano che gli adulti che consumano quantità elevate di alimenti ultra-processati presentano un rischio significativamente maggiore di malattie cardiache, fibrillazione atriale e mortalità cardiovascolare. I dati indicano che il rischio può aumentare fino al 19% per le malattie cardiache e fino al 65% per la mortalità cardiovascolare rispetto a chi ne consuma meno. Questi prodotti, spesso ricchi di zuccheri, sale e grassi poco salutari, sono associati a condizioni come obesità, diabete di tipo 2, ipertensione e malattia renale cronica.

La voce degli esperti

Licia Iacoviello, responsabile dell’Unità Operativa di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed, sottolinea l’importanza di considerare non solo i nutrienti, ma anche il grado di trasformazione industriale degli alimenti nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Luigina Guasti, associata di Medicina Interna all’Università dell’Insubria, aggiunge che gli alimenti ultra-processati stanno sostituendo i modelli alimentari tradizionali e che la consapevolezza riguardo ai loro effetti sulla salute non è ancora completamente integrata nella pratica clinica.

Prospettive future e necessità di ricerca

Il documento della Società Europea di Cardiologia si inserisce in un contesto più ampio di politiche alimentari e strategie di salute pubblica, promuovendo un approccio integrato per migliorare la salute cardiovascolare. Gli autori evidenziano la necessità di ulteriori studi a lungo termine per comprendere meglio gli effetti della riduzione del consumo di alimenti ultra-processati e per chiarire il ruolo di additivi e modifiche nella struttura degli alimenti. Queste informazioni sono cruciali per fornire indicazioni più precise ai cardiologi nella gestione dei loro pazienti e nei programmi di prevenzione per la popolazione sana.

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