Un’importante review internazionale, realizzata dall’Università di Trieste in collaborazione con la University of Roehampton di Londra, ha rivelato come i piloti di Formula 1 sviluppino adattamenti fisiologici unici, in risposta alle richieste estreme della guida. Questa ricerca, che ha coinvolto tre performance coach di Formula 1, tra cui i preparatori di Charles Leclerc e Max Verstappen, è stata pubblicata nel 2025 sul ‘British Journal of Sports Medicine’, una delle riviste scientifiche più prestigiose nel campo della medicina sportiva.
Adattamenti fisiologici dei piloti di formula 1
I risultati dello studio evidenziano che i piloti di Formula 1 non si distinguono necessariamente per parametri fisici generali come altezza o massa corporea rispetto ad altri atleti. Tuttavia, emergono adattamenti altamente specifici. Tra questi, spicca lo sviluppo della forza del collo, fondamentale per contrastare le forze multidirezionali che agiscono sulla testa durante le curve, le frenate e le accelerazioni. Questo adattamento è cruciale per mantenere la qualità della visione, la precisione nella guida e i tempi di reazione, elementi essenziali per la performance e la sicurezza in pista. Oltre alla forza del collo, i ricercatori hanno identificato la capacità di sostenere carichi asimmetrici, in particolare durante le frenate, e l’adattamento dei muscoli del tronco e della cintura scapolare. Il cuore dei piloti dimostra anche una notevole capacità di gestire picchi di frequenza cardiaca.
Le sfide fisiche della stagione di formula 1
Alex Buoite Stella, coautore della ricerca e docente di Fisiologia presso il Dipartimento di Scienze Mediche, ha sottolineato l’unicità della Formula 1 come sport che impone sollecitazioni complesse al corpo degli atleti. Accelerazioni, frenate brusche, stress termico, posture costrittive e tempi di recupero brevi si sommano nel corso della stagione. Lo studio ha cercato di comprendere in modo sistematico come il corpo dei piloti risponda a queste sollecitazioni, integrando ricerca scientifica e l’esperienza pratica dei coach operanti nel settore.
Inoltre, la ricerca ha messo in luce l’importanza crescente dei fattori ambientali e logistici nella Formula 1 moderna. Con un calendario di ventiquattro gare in ventuno paesi, che include trasferte intercontinentali e competizioni in condizioni climatiche estreme, la gestione dello stress termico e del recupero è diventata cruciale. Gli studiosi dell’Università di Trieste, insieme a studenti del Racing Team UniTS, hanno analizzato le condizioni ambientali di tutte le gare dell’ultimo campionato, valutando il potenziale impatto termico sui piloti. Eventi recenti, come il Gran Premio del Qatar 2023, hanno dimostrato come il caldo possa rappresentare un rischio non solo per la prestazione, ma anche per la salute degli atleti.
Strategie per migliorare la performance e la salute
In questo contesto, sono sempre più diffuse strategie come l’acclimatazione al caldo, il raffreddamento prima della gara e la gestione dell’idratazione. Tuttavia, gli autori della ricerca avvertono che molte pratiche si basano più sull’esperienza che su dati scientifici raccolti in gara. Le interviste ai performance coach hanno fornito una panoramica su come le esigenze fisiologiche si traducano in programmi di allenamento personalizzati, che tengono conto del tipo di circuito, delle caratteristiche individuali dei piloti e delle condizioni climatiche previste.
Buoite Stella ha dichiarato che unendo le competenze cliniche e di ricerca con l’esperienza pratica nel paddock, è stato possibile costruire un quadro aggiornato del profilo fisiologico dei piloti di Formula 1. Questo lavoro non solo identifica aree che necessitano di ulteriori studi, ma suggerisce anche strategie pratiche per ottimizzare la performance e garantire la salute degli atleti.
Gli autori e i coach hanno evidenziato la necessità di studi sempre più specifici per la Formula 1, in grado di misurare parametri come frequenza cardiaca, temperatura corporea e consumo di ossigeno, e di chiarire gli effetti a lungo termine sulla salute, in particolare per la zona lombare e l’esposizione alle vibrazioni delle monoposto. Kim Keedle, preparatore atletico coinvolto nello studio, ha concluso che, nonostante le limitazioni imposte dal regolamento, è fondamentale raccogliere dati esterni per migliorare la comprensione delle reazioni fisiologiche dei piloti e ottimizzare la loro preparazione.
