Il 12 febbraio 2026, uno studio condotto da un team di ricercatori italiani ha rivelato che la SMA, o atrofia muscolare spinale, inizia a colpire il sistema nervoso centrale nelle primissime fasi dello sviluppo embrionale, un dato che modifica profondamente la comprensione di questa patologia. La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Communications, è frutto della collaborazione tra il Centro Dino Ferrari dell’Università Statale di Milano, Humanitas University, la Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico e la Columbia University di New York. Gli autori sostengono che i risultati ottenuti sfidano la concezione tradizionale della SMA come una malattia che colpisce esclusivamente i neuroni motori, evidenziando al contempo l’importanza dello screening neonatale e aprendo la strada a nuove prospettive terapeutiche.
La scoperta chiave sullo sviluppo della SMA
Il progetto di ricerca è stato guidato da Stefania Corti, professoressa di neurologia all’Università degli Studi di Milano e direttrice della SSD Malattie Neuromuscolari e Rare del Policlinico, insieme a Simona Lodato, professoressa di anatomia umana presso Humanitas University e leader del laboratorio di neuroscienze. Utilizzando organoidi, piccole strutture tridimensionali derivate da cellule di pazienti, il team ha potuto osservare le prime fasi dello sviluppo del sistema nervoso nei pazienti. Corti ha dichiarato: “La carenza di SMN, una proteina essenziale per il corretto funzionamento dei motoneuroni, non danneggia solo i motoneuroni maturi, ma influisce profondamente sui programmi di differenziazione già a livello dei progenitori neurali”. Questo suggerisce che la malattia si manifesta molto prima della comparsa dei sintomi, sottolineando l’importanza cruciale dello screening neonatale e di un intervento terapeutico precoce.
Implicazioni della ricerca e nuovi approcci terapeutici
L’analisi degli organoidi ha permesso di osservare in tempo reale come la mancanza di SMN comprometta lo sviluppo neuronale, creando una sorta di blocco nella maturazione delle cellule. Lodato ha aggiunto che questi strumenti offrono una nuova finestra su processi biologici finora inaccessibili, dimostrando il potenziale per testare nuove strategie terapeutiche in un contesto umano. Le analisi di sequenziamento a singola cellula hanno rivelato alterazioni diffuse che interessano diverse popolazioni neuronali, non limitandosi ai motoneuroni, e le registrazioni elettrofisiologiche hanno evidenziato un’anomala ipereccitabilità nei tessuti spinali e cerebrali.
Lo studio ha anche dimostrato che un trattamento precoce con oligonucleotidi antisenso ottimizzati per la biodistribuzione può correggere i difetti morfologici e funzionali, ripristinando i normali pattern di attività elettrica e riducendo significativamente la morte cellulare, un fattore critico nella neurodegenerazione nei giovani affetti da SMA. Questi risultati forniscono una base scientifica solida per sostenere l’importanza di un intervento terapeutico tempestivo.
L’importanza dello screening neonatale
L’atrofia muscolare spinale rimane una delle principali cause genetiche di morte infantile, ma le recenti terapie hanno migliorato notevolmente la prognosi per i pazienti. Gli esperti affermano che questo studio rappresenta un contributo fondamentale alla comprensione dei meccanismi sottostanti alla malattia, suggerendo che i migliori risultati si ottengono quando il trattamento inizia prima che i danni al sistema nervoso diventino irreversibili, idealmente in fase presintomatica, grazie allo screening neonatale.
La pubblicazione attesta anni di lavoro congiunto tra istituzioni di eccellenza nel campo della neurologia e delle neuroscienze in Italia. Il Centro Dino Ferrari e il Policlinico di Milano sono riconosciuti a livello internazionale per le malattie neuromuscolari, mentre l’Università Statale di Milano ha giocato un ruolo cruciale nello sviluppo di modelli innovativi di malattia, inclusi gli organoidi utilizzati in questo studio. Humanitas University e l’Irccs Istituto Clinico Humanitas hanno sviluppato una competenza riconosciuta nella biologia dello sviluppo del sistema nervoso e nel suo impatto sulle malattie neurodegenerative, mentre la Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico assicura un continuo legame tra ricerca e clinica, rendendo possibili le applicazioni pratiche delle scoperte scientifiche.
