Trapianti: un padre dona due organi alla figlia, dall’ansia alla gioia finale

Il primo trapianto combinato da donatore vivente in Italia all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha restituito la vita a Sofija, una bambina di 7 anni.

I medici dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo hanno recentemente realizzato un intervento innovativo, il primo trapianto combinato da donatore vivente in Italia. L’operazione, avvenuta il 18 dicembre 2025, ha coinvolto un padre serbo che ha donato simultaneamente un rene e una porzione di fegato alla figlia Sofija, una bambina di 7 anni affetta da una rara malattia genetica. Il pediatra Lorenzo D’Antiga ha descritto l’emozione di vedere la piccola tornare a correre libera e piena di energia.

Il trapianto e la preparazione

L’intervento ha avuto luogo il 18 dicembre 2025, e sia il padre che la figlia sono stati dimessi il 19 gennaio 2026. Sofija soffriva di una malattia che colpiva fegato e reni, costringendola a sottoporsi a dialisi fin dall’età di 4 anni. L’evoluzione della sua condizione, con lo sviluppo di cirrosi epatica, ha reso necessario un intervento complesso, che ha portato alla decisione di eseguire un trapianto simultaneo. Il padre e la figlia, cittadini della Repubblica Serba, sono stati indirizzati all’ospedale bergamasco attraverso il ministero della Salute serbo, avviando un lungo e rigoroso iter per la valutazione di idoneità.

D’Antiga ha spiegato che il processo è stato complesso e ha richiesto una serie di valutazioni sia a distanza che in loco. Dopo l’arrivo della famiglia a Bergamo, il team medico ha eseguito ulteriori esami per confermare la compatibilità e l’idoneità alla donazione, utilizzando tecnologie avanzate per garantire la sicurezza dell’intervento.

La tecnologia al servizio della medicina

Durante la preparazione all’intervento, i medici hanno utilizzato un software avanzato per simulare il trapianto, analizzando l’anatomia di donatore e ricevente. Questo strumento ha permesso di effettuare una sorta di “trapianto virtuale”, facilitando la pianificazione e la precisione dell’operazione. D’Antiga ha sottolineato l’importanza di avere una corrispondenza anatomica e di peso tra i due soggetti coinvolti, affinché l’intervento fosse eseguito con successo.

Il pediatra ha anche evidenziato come l’ospedale di Bergamo sia uno dei pochi centri autorizzati a eseguire trapianti di tutti gli organi, sia per adulti che per bambini. La tecnica “split” per il trapianto di fegato, introdotta nel 1999, ha reso l’ospedale un punto di riferimento a livello mondiale per questo tipo di interventi.

Il giorno dell’intervento e i risultati

Il trapianto ha richiesto 18 ore di operazione, con un team composto da sei chirurghi, sette anestesisti e venti professionisti infermieristici. L’intervento è iniziato con il trapianto di fegato, seguito da quello del rene. Al termine della lunga procedura, Sofija ha mostrato segni di ripresa immediata, con gli organi donati che hanno iniziato a funzionare correttamente.

D’Antiga ha descritto la gioia di vedere la bambina tornare a giocare e muoversi liberamente nel reparto, un cambiamento significativo rispetto alla sua vita precedente, segnata dalla dialisi. La famiglia ha espresso gratitudine verso i medici, sottolineando come l’intervento abbia trasformato la vita della piccola, permettendole di affrontare il futuro con maggiore serenità.

Un gesto d’amore e la vita dopo il trapianto

Il padre di Sofija ha dichiarato che la decisione di donare è stata presa in accordo con sua moglie, due anni prima dell’intervento. Ha sottolineato che il gesto compiuto non è stato un atto eroico, ma una naturale scelta di un genitore per il bene della propria figlia. Dopo l’operazione, entrambi i protagonisti stanno bene e il padre ha ricevuto congratulazioni per il suo coraggio.

Sofija rimarrà a Bergamo per alcuni mesi per controlli di routine, ma potrà condurre una vita normale, senza più le limitazioni imposte dalla dialisi. D’Antiga ha confermato che la piccola dovrà seguire un regime di monitoraggio per prevenire il rigetto, ma il fatto di aver ricevuto organi dallo stesso donatore offre un vantaggio immunologico significativo.

L’intervento ha rappresentato non solo un successo medico, ma anche una testimonianza di amore e speranza, dimostrando come la tecnologia e la dedizione dei professionisti della salute possano cambiare le vite delle persone.

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11 comments
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