La lotta contro il tumore al pancreas ha registrato un progresso significativo grazie a un vaccino terapeutico innovativo. Questo vaccino, che sfrutta l’Rna messaggero (mRna), ha mostrato risultati incoraggianti in uno studio clinico di fase 1 condotto dal Memorial Sloan Kettering Cancer Center (Msk) di New York. Secondo i ricercatori, quasi il 90% dei pazienti il cui sistema immunitario ha risposto al vaccino è riuscito a sopravvivere fino a sei anni dopo il trattamento.
I dati pubblicati sul sito del Memorial Sloan Kettering Cancer Center rivelano che il vaccino ha il potenziale per cambiare le sorti di una malattia che attualmente ha un tasso di sopravvivenza a cinque anni di circa il 13%, secondo il report Cancer Statistics 2026 dell’American Cancer Society. Vinod Balachandran, specialista del Msk e coordinatore dello studio, ha sottolineato come gli esiti iniziali suggeriscano che questo approccio immunoterapico possa fare la differenza nella battaglia contro uno dei tumori più aggressivi.
Dettagli dello studio di fase 1
Il team di Balachandran ha testato il vaccino terapeutico cevumeran autogeno (Bnt122, Ro7198457), sviluppato da BioNTech e Genentech, una società del gruppo Roche. La ricerca ha messo in evidenza l’importanza di monitorare le cellule T del sistema immunitario attivate dal vaccino, un’attività guidata dal biologo computazionale Benjamin Greenbaum, co-direttore dell’Olayan Center for Cancer Vaccines (Occv) al Msk.
Nello studio, 16 pazienti hanno ricevuto il vaccino dopo un intervento chirurgico per rimuovere il tumore al pancreas, insieme a un trattamento chemioterapico e a un farmaco immunoterapico. I vaccini sono stati personalizzati in base alle specifiche alterazioni del Dna tumorale di ciascun paziente. Di questi, 8 hanno mostrato una risposta positiva, attivando cellule immunitarie specifiche per il tumore, e 7 di loro (87,5%) erano ancora vivi a distanza di 4-6 anni dall’intervento. Al contrario, tra i pazienti che non hanno risposto al vaccino, solo 2 (25%) sono rimasti in vita, con una sopravvivenza mediana di 3,4 anni.
Prospettive future con lo studio di fase 2
Balachandran ha commentato i risultati come incoraggianti e ha affermato che questi dati alimentano l’interesse per testare i vaccini a mRna personalizzati su un numero maggiore di pazienti e per diversi tipi di tumori. Sulla base dei risultati ottenuti nella fase 1, è stato avviato uno studio clinico globale di fase 2, promosso da Genentech in collaborazione con BioNTech, per testare il cevumeran autogeno su un gruppo più ampio di pazienti presso il Msk e altri centri a livello mondiale.
Il racconto di una paziente: Donna Gustafson
La storia di Donna Gustafson ha catturato l’attenzione del pubblico e dei social media. Donna è stata la prima partecipante alla sperimentazione clinica del cevumeran autogeno nel 2019, quando le è stato diagnosticato un cancro al pancreas all’età di 66 anni. In quel momento, lei e suo marito Ed si trovavano in Australia per visitare una delle loro tre figlie. La diagnosi ha colto la coppia di sorpresa, ma la determinazione a combattere la malattia è stata immediata.
Tornati negli Stati Uniti, hanno scelto il Memorial Sloan Kettering Cancer Center per le cure. Sotto la guida del chirurgo Jeffrey Drebin, Donna ha scoperto di essere idonea per la sperimentazione del nuovo vaccino. Il tumore è stato rimosso e analizzato geneticamente per creare un vaccino personalizzato. Dopo il trattamento, Donna ha ricevuto 8 dosi di vaccino e ha affrontato anche la chemioterapia standard.
“Il vaccino ha avuto pochi effetti collaterali e non sono durati a lungo”, ha dichiarato Donna. Nonostante le difficoltà legate alla pandemia di Covid, il supporto ricevuto dal Memorial Sloan Kettering è stato fondamentale. Oggi, a 72 anni, Donna vive la vita al massimo, festeggiando il 50esimo anniversario di matrimonio in Sicilia e godendosi il tempo con la sua famiglia, composta da tre figlie e sei nipoti. La sua storia rappresenta un esempio di speranza e resilienza in un momento critico della sua vita.
