Tumore al seno: identificato un interruttore molecolare che ne rallenta la crescita

La proteina Shp1 emerge come potenziale interruttore molecolare nella lotta contro il cancro al seno, bloccando i segnali dell’interleuchina 8 e aprendo a nuove terapie.

Uno studio condotto da un team di ricercatori italiani ha messo in luce il potenziale della proteina Shp1 come un efficace “interruttore molecolare” nella lotta contro il cancro al seno. Questa ricerca, realizzata presso il CNR-IEOMI (Istituto degli endotipi in oncologia, metabolismo e immunologia) di Napoli, è stata pubblicata il 11 aprile 2026, in collaborazione con l’azienda farmaceutica Dompé. Gli scienziati hanno scoperto che Shp1 ha la capacità di bloccare i segnali provenienti dall’interleuchina 8 (IL-8), una proteina che contribuisce all’aggressività delle cellule tumorali.

La scoperta della proteina Shp1

I ricercatori hanno identificato come Shp1 possa contrastare la catena di segnali attivata dall’IL-8, che è nota per favorire l’invasività e la formazione di metastasi delle cellule tumorali. Questo meccanismo di azione di Shp1 rappresenta una novità nel campo della ricerca oncologica, poiché finora non era stato descritto un processo simile. Inoltre, lo studio ha rivelato che l’IL-8 può disattivare Shp1 attraverso modificazioni chimiche, il che consente al tumore di autoregolarsi e di aumentare la propria aggressività in modo autonomo. La pubblicazione di queste scoperte sulla rivista Cell Death & Disease ha suscitato grande interesse nella comunità scientifica.

Alessia Varone, ricercatrice del CNR-IEOMI e coordinatrice dello studio, ha sottolineato l’importanza di questa nuova modalità di regolazione del segnale IL-8, che apre la strada a ulteriori ricerche su meccanismi simili legati ad altre proteine cruciali nel contesto tumorale. Questa scoperta non solo arricchisce la comprensione dei processi oncologici, ma potrebbe anche avere implicazioni significative per lo sviluppo di nuove terapie.

Un approccio innovativo per i tumori più difficili

La ricerca ha evidenziato che il meccanismo analizzato è attivo in specifici sottotipi di tumore al seno, in particolare nei tumori luminali e nei tumori “triplo negativi”, noti per la loro resistenza ai trattamenti convenzionali. Nei tumori triplo negativi, è stata osservata una correlazione tra bassi livelli di Shp1 e un’elevata produzione di IL-8, che si traduce in una prognosi più sfavorevole. Questo suggerisce che Shp1 potrebbe non solo fungere da marcatore per la gravità della malattia, ma anche rappresentare un bersaglio per terapie mirate.

Gli esperti hanno sottolineato l’importanza della collaborazione tra ricerca di base e industria farmaceutica, evidenziando come il supporto di Dompé abbia facilitato il passaggio dalle scoperte di laboratorio a potenziali applicazioni cliniche. Daniela Corda, coautrice senior dello studio, ha affermato che intervenire su questo meccanismo potrebbe costituire una strategia innovativa per affrontare i tumori più aggressivi.

La rilevanza dell’interleuchina 8 non si limita al cancro al seno, poiché gioca un ruolo significativo anche in altri tumori solidi, come quelli del polmone, del pancreas e della prostata. Le implicazioni di questa scoperta potrebbero quindi estendersi a un ampio spettro di patologie oncologiche, offrendo nuove opportunità per interventi terapeutici più efficaci.

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