Tumore rinofaringeo: in Italia il 63% dei casi riguarda persone sotto i 65 anni

L’evento a Roma sul tumore rinofaringeo ha affrontato ricerca, diagnosi precoce e supporto ai pazienti, evidenziando sfide e priorità per migliorare la qualità della vita e le cure.

Oggi, 15 settembre 2026, a Roma si è svolto un importante evento dedicato al tumore rinofaringeo, una neoplasia rara ma non trascurabile. Durante l’incontro, sono stati approfonditi temi cruciali come la ricerca, la diagnosi precoce, la presa in carico dei pazienti e le reti assistenziali. Questo appuntamento ha visto la partecipazione di esperti del settore, rappresentanti delle istituzioni e associazioni di pazienti, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e il sistema sanitario riguardo a questa patologia.

Il tumore rinofaringeo: un problema significativo

Il tumore rinofaringeo, sebbene raro, presenta caratteristiche epidemiologiche e assistenziali che lo differenziano dagli altri tumori del distretto testa-collo. In Italia, il 63% dei casi riguarda persone con meno di 65 anni, una percentuale significativamente superiore rispetto al 43% degli altri tumori della stessa area. Questa peculiarità ha ripercussioni anche sul piano sociale ed economico, con una perdita di produttività stimata in 57,2 milioni di dollari ogni anno.

Il Policy Brief intitolato “Tumore rinofaringeo in Italia: evidenze, bisogni dei pazienti e prospettive future” è stato presentato durante l’evento. Realizzato da Teha Group con il supporto di Leo Pharma, il documento si basa su un lavoro svolto nel corso del 2026, coinvolgendo un panel di esperti nazionali. Esso mira a sistematizzare le evidenze disponibili e a individuare ambiti prioritari di intervento per il futuro, nonostante l’incidenza di 0,88 casi ogni 100.000 abitanti in Italia rimanga tra le più elevate in Europa.

Le evidenze e le sfide future

Le evidenze raccolte nel Policy Brief evidenziano che la cura del tumore rinofaringeo non si limita al trattamento della malattia. Con l’aumento dei pazienti che convivono a lungo con gli esiti delle terapie, la qualità della vita diventa una priorità. Disturbi che influenzano alimentazione, comunicazione e benessere psicologico richiedono percorsi strutturati di monitoraggio e supporto multidisciplinare.

Un aspetto critico sollevato dagli esperti è la necessità di sviluppare nuove evidenze cliniche in contesti europei non endemici, poiché gran parte delle attuali conoscenze proviene da studi condotti su popolazioni asiatiche. Pertanto, è fondamentale rafforzare la ricerca dedicata ai pazienti europei per migliorare la comprensione della malattia e l’efficacia dei percorsi terapeutici.

Le parole degli esperti

Durante l’evento, Daniela Bianco, partner di Teha Group, ha sottolineato come il tumore rinofaringeo rappresenti una sfida significativa per pazienti e famiglie, con un impatto notevole sulla vita lavorativa e sulla salute. Ha evidenziato l’importanza di continuare a riflettere sui bisogni insoddisfatti e sulle priorità di intervento.

Paolo Bossi, direttore di Oncologia Medica 2 presso Humanitas Research Hospital, ha messo in evidenza i progressi terapeutici ottenuti, che rendono centrale il tema della qualità della sopravvivenza. Ha sottolineato la necessità di monitorare le tossicità e di fornire supporto riabilitativo come parte integrante del percorso assistenziale.

Infine, Giuseppe Mercante, ordinario di Otorinolaringoiatria presso l’Università di Bologna, ha ribadito che la multidisciplinarietà è essenziale per garantire una risposta adeguata ai bisogni dei pazienti, evidenziando l’importanza di rafforzare le reti di collaborazione tra i centri.

Le priorità per il futuro

Il Policy Brief ha identificato quattro priorità per affrontare le sfide future relative al tumore rinofaringeo. Queste includono il supporto alla ricerca in contesti non endemici, la promozione di diagnosi più tempestive, il rafforzamento della qualità della presa in carico attraverso il monitoraggio delle tossicità e la creazione di reti coordinate per ridurre le disomogeneità territoriali.

In un contesto in cui le possibilità terapeutiche stanno aumentando e il numero di pazienti che convivono a lungo con la malattia cresce, è essenziale affrontare queste sfide per migliorare gli esiti clinici e promuovere una presa in carico completa, che integri qualità delle cure e qualità della vita.

Condivi su: