Massimo Di Maio, presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), ha sottolineato l’importanza di implementare politiche di sostegno sia per l’assistenza che per la ricerca oncologica. Durante il congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), che si è aperto oggi a Chicago, è stato presentato l’Annuario dell’Oncologia Italiana 2026, realizzato da Aiom e dalla Federation of Italian Cooperative Oncology Groups (Ficog).
La situazione attuale dell’oncologia in italia
Nel nostro Paese, la qualità di vita dei pazienti oncologici viene valutata solo nel 34% delle strutture oncologiche. Inoltre, meno del 70% delle strutture (67,9%) dispone di un servizio di assistenza domiciliare, mentre solo il 40% ha coordinatori di ricerca clinica adeguatamente strutturati. Tuttavia, il panorama oncologico italiano mostra segni di progresso. I servizi di supporto psico-oncologico sono disponibili in quasi il 90% dei centri (88,5%), anche se solo il 60% ha uno psicologo dedicato ai pazienti oncologici. La maggior parte delle strutture, il 93%, offre servizi di anatomia patologica, l’88% ha un nutrizionista clinico e il 72% dispone di un laboratorio di biologia molecolare per diagnosi. La qualità degli studi è assicurata nel 64% dei casi grazie a procedure operative standard (SOP), che garantiscono risultati di alto livello. Tuttavia, è fondamentale ridurre i tempi di avvio delle sperimentazioni cliniche, che attualmente possono richiedere fino a quattro mesi per la firma del contratto necessario per iniziare uno studio.
Risultati e sfide della ricerca oncologica
Secondo l’Annuario 2026, in Italia sono previste 390.000 nuove diagnosi di cancro nel 2025, mentre negli Stati Uniti si stimano oltre 2 milioni di diagnosi nel 2026. Massimo Di Maio ha evidenziato che negli Stati Uniti il 70% dei pazienti oncologici è vivo a cinque anni dalla diagnosi. In Italia, la situazione sta migliorando: il 65% delle donne e il 59% degli uomini raggiungono questo traguardo, e almeno un paziente su quattro ha recuperato l’aspettativa di vita della popolazione generale. Si prevede una diminuzione dei tassi di mortalità oncologica del 17,3% negli uomini e dell’8,2% nelle donne entro il 2026, rispetto al periodo 2020-2021. Le terapie innovative, come i farmaci a bersaglio molecolare e l’immunoterapia, stanno contribuendo a cronicizzare la malattia avanzata o a garantire la guarigione, portando a risparmi significativi in altre aree della spesa sanitaria e sociale. Tuttavia, per garantire la qualità delle cure e la sostenibilità del sistema, è necessario investire in politiche di sostegno per l’assistenza e la ricerca.
Criticità nella burocrazia e nella gestione delle sperimentazioni
Il censimento delle sperimentazioni ha rivelato che il tempo medio per la firma del contratto è di 4-8 settimane nel 60% dei casi, ma nel 40% dei casi i tempi si estendono da due a quattro mesi. Rossana Berardi, presidente eletta di Aiom, ha ricordato che il Regolamento europeo del 2014 sulla ricerca clinica mirava a semplificare le procedure autorizzative, ma in Italia l’iter di approvazione continua a presentare notevoli criticità, in particolare sul piano amministrativo. Questi ritardi possono compromettere la competitività del Paese e limitare l’accesso dei pazienti a studi clinici innovativi. Pertanto, è fondamentale promuovere un processo di semplificazione che garantisca procedure più rapide e uniformi.
La necessità di investire nella ricerca e nelle risorse umane
Orazio Schillaci, ministro della Salute, ha rimarcato l’importanza della ricerca come priorità per garantire le migliori opportunità di cura. Circa il 35% delle sperimentazioni condotte in Italia riguarda l’oncologia, un settore che richiede competenze sempre più specifiche e multidisciplinari. In Italia, il 31% delle strutture ha più di 20 studi clinici attivi, il 12% ne gestisce oltre 60. Tuttavia, persistono criticità nella disponibilità di personale e di infrastrutture adeguate. Il 70% dei centri non ha un bioinformatico e il 50% non dispone di supporto statistico. La carenza di coordinatori di ricerca clinica strutturati è un altro problema, poiché molte di queste figure operano con contratti precari o borse di studio.
Prospettive future e necessità di miglioramenti
Massimo Di Maio ha evidenziato i progressi nella definizione dei percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (Pdta). Questi percorsi, deliberati dalla maggior parte delle strutture, sono essenziali per garantire un’assistenza multidisciplinare. Tuttavia, meno del 70% delle strutture offre un percorso di assistenza domiciliare oncologica, con una netta disparità tra Nord e Sud Italia. Al Nord, l’80% delle strutture attiva cure domiciliari, mentre al Sud solo il 42%. Inoltre, è necessario implementare i gruppi di cure simultanee, che attualmente sono presenti nel 75% delle Oncologie.
Il volume presentato rappresenta un’evoluzione delle esperienze precedenti, unendo l’analisi dell’organizzazione assistenziale con quella dell’attività di ricerca, per garantire un’assistenza oncologica di qualità in Italia.
