Tumori alla prostata, Fondazione Aiom: “Aumentano del 55% gli uomini vivi dopo la diagnosi in 10 anni”

Gli esperti sottolineano l’importanza della qualità di vita dei pazienti con tumore della prostata, evidenziando progressi nelle terapie e la necessità di un approccio multidisciplinare.

Nel 2025, un gruppo di esperti ha redatto un documento per sottolineare l’importanza della qualità di vita dei pazienti affetti da tumore della prostata, una condizione che ha visto un notevole aumento della sopravvivenza negli ultimi anni. In Italia, il numero di uomini vivi dopo la diagnosi di questa patologia è passato da 217.000 nel 2014 a 485.000 nel 2024, evidenziando un incremento del 55%. Le proiezioni per il 2026 indicano una diminuzione della mortalità del 7,4% rispetto ai dati del biennio 2020-2021. Questi progressi sono attribuibili a terapie innovative che hanno trasformato il tumore della prostata in una malattia a lungo termine, ma resta fondamentale dare maggiore attenzione alla qualità di vita dei pazienti.

Il documento degli esperti

Il documento, sottoscritto da figure di spicco nel campo della oncologia, tra cui Orazio Caffo, direttore dell’Oncologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento, e Nicola Calvani, oncologo presso l’ospedale Perrino di Brindisi, pone l’accento sulla necessità di considerare la qualità di vita come un parametro primario nella valutazione delle terapie. Insieme a Marco Maruzzo, Giuseppe Procopio, Daniele Santini ed Elisa Zanardi, questi esperti evidenziano come le decisioni terapeutiche siano spesso influenzate da criteri di efficacia oncologica tradizionali, trascurando l’aspetto qualitativo dell’esperienza del paziente. Il documento è stato redatto con il supporto non condizionante di Bayer e rientra nel progetto della Fondazione Aiom dedicato alla qualità di vita dei pazienti con carcinoma della prostata.

Statistiche e impatti delle nuove terapie

Ogni anno, in Italia, si registrano oltre 40.000 nuove diagnosi di tumore della prostata, rendendolo il più comune tra gli uomini. La sopravvivenza a cinque anni per questi pazienti ha raggiunto il 91%. Gli esperti sottolineano che le nuove terapie ormonali, i radiofarmaci e i Parp-inibitori hanno cambiato radicalmente il percorso di cura, trasformandolo in un modello di gestione prolungata della malattia. Tuttavia, nonostante la qualità di vita venga riconosciuta come centrale, non è ancora pienamente integrata nei processi decisionali e nei modelli organizzativi. La discrepanza tra la qualità di vita misurata negli studi clinici e quella percepita nella pratica quotidiana è significativa. Gli strumenti per misurare i risultati riportati dai pazienti sono disponibili, ma il loro utilizzo è disomogeneo, specialmente tra le popolazioni anziane e vulnerabili.

Fattori sottovalutati e necessità di un approccio multidisciplinare

Nel documento, gli esperti segnalano che diversi fattori, spesso trascurati, influenzano la qualità di vita dei pazienti. Tra questi, la polifarmacoterapia e le interazioni tra farmaci richiedono una maggiore attenzione nella gestione terapeutica. Anche le difficoltà finanziarie legate ai costi delle cure e il carico psicologico derivante dal follow-up sono aspetti che necessitano di considerazione. Gli effetti delle terapie, come la deprivazione androgenica, possono impattare significativamente sullo stato d’animo, sull’immagine corporea, sul sonno e sulle relazioni sociali. La mancanza di servizi adeguati di supporto psicologico e riabilitativo è evidente rispetto ai reali bisogni dei pazienti.

Il tumore della prostata rappresenta un chiaro esempio dei benefici derivanti da un approccio multidisciplinare. La collaborazione tra oncologi, urologi e radioterapisti consente di ottimizzare le scelte terapeutiche e gestire tempestivamente le tossicità. Tuttavia, affinché questa multidisciplinarietà sia efficace, è necessario implementare modelli organizzativi strutturati e team dedicati, garantendo percorsi formalizzati. Le Prostate Cancer Unit e i Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (Pdta) sono modelli promettenti, ma la loro applicazione è ancora disomogenea e spesso priva di standard condivisi.

Raccomandazioni per il futuro

Gli esperti concludono che i criteri di valutazione e rimborso per le innovazioni terapeutiche dovrebbero includere esplicitamente gli esiti legati alla qualità di vita. È fondamentale integrare sistematicamente la misurazione dei risultati riportati dai pazienti nella pratica clinica, adattando gli strumenti ai contesti reali e garantendo report tempestivi sui dati di qualità di vita negli studi clinici. È prioritario rafforzare i modelli multidisciplinari, sostenere le Prostate Cancer Unit e rendere i Pdta strumenti comunicativi e clinici. La promozione del modello di decisione condivisa, che valorizza le preferenze individuali, e il potenziamento dei servizi di supporto psicologico e sociale sono misure essenziali per migliorare la qualità di vita dei pazienti con tumore della prostata.

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