A Milano, il 5 aprile 2025, si è tenuto un importante convegno dedicato ai rischi legati alla politerapia nel trattamento dei pazienti oncologici. Questo incontro ha messo in luce come le interazioni farmacologiche, spesso sottovalutate, possano compromettere l’efficacia delle cure e influenzare negativamente la qualità della vita dei malati. Gli esperti presenti hanno sottolineato la necessità di adottare un approccio multidisciplinare che coinvolga oncologi e farmacologi, nonché di sviluppare competenze psiconcologiche per affrontare le sfide legate alla gestione delle terapie.
Il rischio delle interazioni farmacologiche
Nel contesto attuale, circa due terzi dei pazienti oncologici in trattamento attivo si trovano a rischio di interazioni farmacologiche. Queste interazioni possono portare a complicazioni significative, tra cui il 2% dei ricoveri ospedalieri e il 4% dei decessi tra i malati di cancro. Gianluca Vago, direttore del Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università Statale di Milano, ha evidenziato come l’uso simultaneo di farmaci di supporto, quali antiemetici, anticonvulsivanti, analgesici e corticosteroidi, aumenti il rischio di tali interazioni. La politerapia, sebbene necessaria, può compromettere l’efficacia delle terapie anticancro, portando a effetti collaterali indesiderati e a una riduzione dell’effetto terapeutico. Vago ha anche avvertito che le reazioni avverse possono verificarsi anche con farmaci assunti in autoprescrizione, gravando ulteriormente sul Servizio Sanitario Nazionale.
La dimensione etica nelle scelte terapeutiche
La questione delle scelte terapeutiche in oncologia è complessa e delicata, come ha spiegato Gabriella Pravettoni, professore ordinario di Psicologia delle Decisioni presso il Dipo della Statale di Milano. La decisione su quale trattamento adottare, specialmente nei casi di malattia avanzata o metastatica, richiede non solo una comprensione approfondita delle interazioni farmacologiche, ma anche una valutazione etica del potenziale beneficio. È fondamentale considerare il punto di vista del paziente, i suoi valori, le sue paure e le sue priorità. La scelta terapeutica deve quindi essere un processo condiviso, in cui l’expertise clinica si integra con le necessità e le aspettative del paziente.
Il valore dei patient-reported outcome
Un aspetto innovativo emerso dal convegno è l’importanza dei patient-reported outcome (PRO), strumenti che raccolgono informazioni direttamente dai pazienti riguardo alla loro esperienza con il trattamento e alla qualità della vita. Pravettoni ha sottolineato che, sebbene i PRO siano fondamentali per valutare l’efficacia delle terapie, la loro raccolta sistematica è ancora limitata in molti ospedali. È necessario un cambiamento di approccio affinché il punto di vista del paziente diventi parte integrante del processo decisionale. I PRO non solo arricchiscono le informazioni disponibili, ma promuovono anche il patient empowerment, permettendo ai malati di esprimere le proprie esperienze e preoccupazioni.
Le sfide delle terapie oncologiche moderne
Romano Danesi, professore ordinario di Farmacologia al Dipo della Statale di Milano, ha messo in evidenza la complessità delle valutazioni sulle interazioni farmacologiche, dovuta alla varietà dei trattamenti oncologici disponibili. Ogni classe di farmaci presenta caratteristiche uniche che richiedono un approccio personalizzato. L’introduzione di nuove molecole antitumorali orali ha ulteriormente complicato la gestione delle interazioni, con studi che dimostrano come le terapie mirate rappresentino il 63% delle interazioni farmacologiche registrate. Giuseppe Curigliano, professore di Oncologia Medica, ha avvertito che l’efficacia dei farmaci immunoncologici può essere compromessa da interazioni con antibiotici o corticosteroidi, evidenziando l’importanza di una collaborazione multidisciplinare per affrontare questi rischi.
Informazione e responsabilità nella gestione delle terapie
Ketti Mazzocco, professore associato di Psicologia al Dipo della Statale di Milano, ha concluso il convegno sottolineando l’importanza di informare pazienti e caregiver sui rischi legati alla politerapia. Un’adeguata comunicazione è fondamentale per prevenire interazioni farmacologiche dannose. Il convegno ha rappresentato un passo significativo verso la costruzione di un ponte tra farmacologia clinica e psiconcologia, mirando a integrare le scienze con l’aspetto umano della cura, per garantire un approccio più completo e rispettoso delle esigenze dei pazienti.
