Il 15 dicembre 2025, l’Azienda ospedaliero-universitaria di Ferrara ha presentato importanti risultati relativi allo studio AMPLIFY sulla leucemia linfatica cronica. Il direttore dell’Unità operativa di Ematologia, Antonio Cuneo, ha illustrato le scoperte emerse, che evidenziano l’efficacia e la gestione della combinazione orale a durata fissa composta da acalabrutinib e venetoclax. Questi risultati sono stati recentemente presentati al congresso ASH, tenutosi a Orlando, dove sono stati messi in luce i vantaggi di questo nuovo regime terapeutico.
Risultati dello studio Amplify
Secondo i dati dello studio AMPLIFY, a tre anni dall’inizio della terapia, il 90% dei pazienti con diagnosi di leucemia linfatica cronica risulta libero da ulteriori trattamenti, con la malattia non più percepibile. Questo rappresenta un significativo miglioramento nella qualità della vita dei pazienti. Cuneo ha sottolineato che la combinazione di acalabrutinib e venetoclax, somministrata con o senza l’anticorpo monoclonale obinutuzumab, si distingue per la sua efficacia rispetto alla tradizionale chemio-immunoterapia.
La sicurezza della terapia è un altro aspetto fondamentale evidenziato dall’esperto. La combinazione di farmaci è facilmente gestibile, poiché viene assunta per via orale e non richiede frequenti accessi ospedalieri. Inoltre, gli eventi avversi riscontrati sono minimi e facilmente trattabili, rendendo questa opzione terapeutica particolarmente vantaggiosa per i pazienti.
Caratteristiche della leucemia linfatica cronica
La leucemia linfatica cronica è la forma di leucemia più comune nei Paesi occidentali, colpendo annualmente tra i 2.500 e i 3.000 pazienti in Italia. Cuneo ha stimato che, a dieci anni dalla diagnosi, tra i 30.000 e i 40.000 pazienti nel Paese convivono con questa malattia. Essa si manifesta con un accumulo anomalo di linfociti B, che provengono dal midollo osseo e si diffondono nel sangue, nei linfonodi e nella milza. I pazienti possono presentare un aumento dei globuli bianchi, ingrossamento dei linfonodi e della milza, e talvolta sintomi che compromettono la loro qualità di vita.
Il trattamento della leucemia linfatica cronica può seguire due approcci principali: una terapia a durata definita, che include la combinazione di acalabrutinib e venetoclax, e una terapia a durata continuativa, che prevede l’uso di farmaci come acalabrutinib, zanubrutinib o ibrutinib. Per i pazienti senza delezione del cromosoma 17 o mutazione del gene TP53, la terapia a durata fissa rappresenta un’opzione importante e vantaggiosa.
Analisi della sostenibilità economica della terapia
Un ulteriore aspetto discusso da Cuneo è la sostenibilità economica della terapia a durata fissa. Istituti di ricerca di prestigio hanno dimostrato che questo approccio terapeutico risulta più efficace e meno costoso rispetto alla chemio-immunoterapia, la quale comporta un effetto di breve durata e richiede un intervento di seconda linea molto prima. La combinazione di acalabrutinib e venetoclax si presenta, quindi, come una delle molteplici opzioni disponibili per i pazienti che necessitano di una terapia di prima linea per la leucemia linfatica cronica.
Questi risultati offrono nuove prospettive per il trattamento della leucemia linfatica cronica, migliorando non solo l’efficacia della terapia, ma anche la qualità della vita dei pazienti affetti da questa patologia.
