ROMA – I tumori neuroendocrini (NET) pongono una sfida significativa nel campo della medicina, richiedendo un approccio multidisciplinare, terapie innovative e una solida organizzazione territoriale. Il professor Francesco Panzuto, direttore del Centro di Eccellenza ENETS per i Tumori Neuroendocrini presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Sant’Andrea di Roma e presidente dell’Associazione Italiana Tumori Neuroendocrini ItaNET, ha fornito importanti chiarimenti su questa tematica. “Il termine NET si riferisce a un gruppo variegato di neoplasie rare che originano dalle cellule del sistema neuroendocrino. Queste cellule hanno un duplice ruolo: producono ormoni, come nel caso del sistema endocrino, e rispondono a stimoli nervosi. Pertanto, i NET possono svilupparsi in qualsiasi organo, ma sono più frequentemente riscontrabili nel tratto gastrointestinale, nel pancreas e nei polmoni”.
Evoluzione della diagnosi e della cura
Negli ultimi anni, l’approccio ai NET ha subito un cambiamento significativo, migliorando la capacità di diagnosi e le possibilità di trattamento. “Stiamo assistendo a una vera e propria evoluzione della medicina moderna nei confronti dei tumori neuroendocrini”, ha affermato il professor Panzuto. I NET, un tempo considerati patologie di nicchia, sono ora al centro di innovazioni scientifiche. Questo nuovo approccio si basa su tre pilastri fondamentali. In primo luogo, la creazione di Tumor Board. Presso il Sant’Andrea di Roma, la gestione di queste patologie è stata trasferita da un singolo specialista a un team multidisciplinare composto da gastroenterologi, oncologi, chirurghi, anatomopatologi, endocrinologi, medici nucleari, radiologi e radioterapisti. “Abbiamo migliorato significativamente anche la nostra capacità di diagnosi grazie ai progressi tecnologici nelle metodiche di medicina nucleare e radiologia, e abbiamo riclassificato i NET con marcatori biologici più precisi. Infine, le possibilità di cura si sono ampliate con terapie su misura”, ha aggiunto.
Innovazioni terapeutiche e ricerca
La terapia radiorecettoriale ha segnato un cambiamento cruciale, insieme all’introduzione di nuovi farmaci biologici orali a bersaglio molecolare. “Presso il nostro Centro di Eccellenza, promuoviamo attivamente l’uso della teranostica e di tecniche avanzate come la PET/TC-68Ga-DOTA-TOC, strumento essenziale per caratterizzare la malattia e selezionare i pazienti idonei alla terapia radiorecettoriale (PRRT)”, ha dichiarato il professor Panzuto. Inoltre, sono in corso diversi studi clinici sperimentali per testare nuovi farmaci che potrebbero offrire ulteriori opzioni terapeutiche in futuro.
Collaborazione tra strutture sanitarie
Un altro aspetto cruciale è la necessità di rafforzare la cooperazione tra le varie strutture sanitarie. “È fondamentale strutturare e ufficializzare le reti assistenziali attraverso il modello Hub-and-Spoke”, ha sottolineato l’esperto. “Dobbiamo formalizzare le collaborazioni tra centri di riferimento e di eccellenza, come il Sant’Andrea di Roma (Hub), e le strutture territoriali (Spoke). Questo assicura un coinvolgimento precoce dell’Hub: l’inquadramento terapeutico del paziente con NET deve avvenire il prima possibile nei centri specializzati. Solo in questo modo possiamo pianificare un trattamento multidisciplinare efficace fin dalle prime fasi della malattia”.
Dati e prospettive future
Nel 2026, è stato coordinato uno studio scientifico basato sul database prospettico nazionale IT.A.NET, che ha permesso di analizzare i dati clinici reali per mappare concretamente il patient journey, ovvero il percorso diagnostico e terapeutico che i pazienti affrontano in Italia. “Le conoscenze e le opportunità di cura sono ben distribuite su tutto il territorio nazionale”, ha spiegato il professor Panzuto.
Il prossimo obiettivo è garantire che in ogni ospedale ci siano le competenze necessarie per la diagnosi e la cura dei NET. “La condivisione tra i medici è imprescindibile”, ha affermato. Tuttavia, per uniformare l’assistenza sul territorio e superare la frammentazione delle cure, resta ancora del lavoro da fare. “Siamo a un buon punto. Sarebbe utile sensibilizzare ulteriormente tramite campagne di formazione specifiche sui NET e garantire l’accesso uniforme ai farmaci innovativi e alla terapia radiorecettoriale in tutte le regioni del Paese”, ha concluso il professor Panzuto, sottolineando l’importanza di coinvolgere attivamente le associazioni dei pazienti nella co-progettazione e promozione di servizi territoriali più efficaci.
