Tumori: nuovi standard di cura per il sistema linfatico mostrano risultati positivi nella terapia mirata

Acalabrutinib segna una svolta nel trattamento della leucemia linfatica cronica e del linfoma mantellare, con risultati promettenti da studi presentati al Congresso ASH di Orlando.

Acalabrutinib rappresenta una svolta significativa nel trattamento della leucemia linfatica cronica e del linfoma mantellare, come evidenziato dai dati presentati al Congresso della Società Americana di Ematologia (American Society of Hematology, ASH) che si svolge a Orlando, Florida, fino al 9 dicembre 2025. Questo inibitore di Btk di seconda generazione ha mostrato risultati promettenti, con un’alta percentuale di pazienti che riescono a rimanere liberi da trattamento per periodi prolungati, cambiando così le prospettive terapeutiche per queste patologie.

Risultati dello studio ‘Amplify’

Lo studio ‘Amplify’ ha messo in luce che il 90% dei pazienti con leucemia linfatica cronica trattati con acalabrutinib in combinazione con venetoclax, un regime completamente orale a durata fissa, non ha necessitato di ulteriori trattamenti dopo tre anni. Questa combinazione si è dimostrata particolarmente efficace, superando le terapie tradizionali in termini di tollerabilità e risultati clinici. Antonio Cuneo, direttore dell’Unità Operativa di Ematologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara, ha sottolineato come l’88,5% dei pazienti trattati con questa combinazione fosse libero da malattia a tre anni. I dati raccolti indicano che i pazienti non mostravano più segni di malattia e il regime terapeutico si è rivelato ben tollerato, anche nei pazienti più anziani coinvolti nello studio.

Impatto della chemio-immunoterapia

Tradizionalmente, la chemio-immunoterapia era considerata lo standard di cura per la leucemia linfatica cronica, ma ora è stata superata da terapie mirate come gli inibitori di Btk e Bcl-2. Cuneo ha evidenziato come le nuove terapie offrano un controllo della malattia più duraturo e una maggiore sopravvivenza globale. La possibilità di un trattamento orale a durata fissa rappresenta un importante cambiamento, poiché consente ai pazienti di gestire la loro malattia con una qualità della vita superiore, riducendo le visite in ospedale.

Risultati dello studio ‘Echo’

I risultati dello studio ‘Echo’ hanno mostrato che l’associazione di acalabrutinib con chemio-immunoterapia (bendamustina e rituximab) ha portato a una riduzione del 24% del rischio di dover iniziare una terapia di terza linea o di morte nei pazienti con linfoma mantellare. Enrico Derenzini, direttore della Divisione di Oncoematologia all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, ha sottolineato come questo approccio abbia dimostrato vantaggi significativi in termini di tempo alla progressione della malattia e tassi di risposta. Il follow-up di 50 mesi ha confermato un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione, dimostrando l’efficacia della combinazione terapeutica.

Prospettive future e nuove terapie

Al Congresso ASH sono stati presentati anche i risultati preliminari dello studio multicentrico di fase 2 TrAVeRse, che ha coinvolto 108 pazienti. Questo studio ha mostrato come la combinazione di acalabrutinib, venetoclax e rituximab possa offrire un tasso di risposta globale del 95%, con una significativa percentuale di pazienti in remissione completa. Le prospettive per i pazienti con mutazione del gene TP53, che ha una prognosi sfavorevole, sono particolarmente incoraggianti. Inoltre, l’emergere di anticorpi monoclonali bispecifici, come surovatamig, offre nuove opportunità nel trattamento di linfomi aggressivi e indolenti, aprendo la strada a terapie più mirate e personalizzate.

Le evidenze presentate al Congresso ASH segnano un passo importante verso il miglioramento delle opzioni terapeutiche per i pazienti affetti da leucemia linfatica cronica e linfoma mantellare, con l’obiettivo di garantire loro una vita migliore e più lunga.

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